Giovanna Salvati

Torre Annunziata, sette pentiti contro i Tamarisco

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata, sette pentiti contro i Tamarisco

TORRE ANNUNZIATA –  Ci sono i nomi di sette pentiti nelle centinaia di pagine dei verbali depositati negli uffici della Procura di Torre Annunziata. Fascicoli su fascicoli che hanno dato forma a numerose inchieste e arresti. L’inchiostro macchia i fogli bianchi e ricostruisce omicidi, il business della droga e tutti gli affari del boss Francesco Tamarisco. Sono le dichiarazioni di sette gole profonde, ex affiliati e gregari delle famiglie criminali del territorio, che hanno incastrato il super narcors dei Nardiello, appunto Francesco Tamarisco. Su di lui pende una delle accuse più pesanti: essere il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino. La mamma coraggio che si ribellò ai pedofili del figlio. Per questo fu punita, uccisa sull’uscio di casa.

Un omicidio che ancora oggi è al centro di un iter processuale che vede Tamarisco imputato. Accusato dai sette ex esponenti della malavita che da Torre Annunziata a Ercolano hanno raccontato i segreti delle cosche, contribuendo a decimare famiglie e a dare un volto e un nome a mandanti ed esecutori materiali di tantissimi omicidi. Sette pentiti che hanno ripudiato le logiche della criminalità e sono passati dalla camorra allo Stato nel giro degli ultimi dieci anni. Sette collaboratori che hanno sfilato davanti al magistrato Pierpaolo Filippelli, oggi procuratore facente funzioni della Procura di Torre Annunziata, che ha messo insieme ogni piccola parola negli interrogatori-fiume determinando la fine di un’inchiesta – il processo per l’omicidio di Matilde Sorrentino -che sembrava impossibile persino da ricostruire. Michele Palumbo, Alessandro Montella, Francesco Raimo sono solo alcuni dei pentiti che hanno raccontato di Tamarisco. Assieme a Vincenzo Saurro, Michele Luppo, Giuseppe Sentiero e ancora Giuseppe Pellegrino. Hanno disegnato uno scenario criminale che ha consentito di ricostruire un quadro degli ultimi vent’anni della geografia criminale ma sopratutto della potenza della famiglia dei Tamarisco. Alessandro Montella è uno dei primi ad aver ripudiato Tamarisco: lui, ex trasportatore di cocaina, ha fornito ai magistrati elementi attendibili. Il narcos-pentito racconta delle collaborazioni con i clan esteri e ricostruisce le tratte dello spaccio a livello internazionale: dalla Spagna fino a Torre Annunziata per alimentare il mercato dell’emporio bianco che per anni ha rappresentato uno degli affari più proficui per le cosche.

Lui trasportava carichi per tutti i clan. Soldato di un sistema malato e corrotto che oggi ha deciso di raccontare tutto, collaborando con la giustizia. Passando dalla parte dello Stato. Una gola profonda che da anni sta vuotando il sacco e che nel 2010 ha svelato anche quello  che sapeva su mamma Matilde. Come lui, compare nelle informative anche il nome di Francesco Raimo, alias ‘o castellone, sicario di Castellammare di Stabia, arruolato dal clan Birra di Ercolano, storici alleati dei Valentini nella guerra di camorra. Di Tamarisco parla anche Michele Palumbo, ex affiliato dei Gionta. E’ lui in una delle ultime udienze a raccontare che Matilde Sorrentino era stata uccisa per volere dei Tamarisco e di Ciruzziello Chierchia. A confermarglielo Pasquale Gionta che in quel periodo frequentava assiduamente il killer Alfredo Gallo. «Pasquale Gionta – dice Palumbo – ci venne a riferire che l’omicidio della Sorrentino era stato voluto e disposto dai Tamarisco e da ‘Ciruzziello’ Chierchia. E proprio per la vicenda del loro coinvolgimento nell’indagine sulla pedofilia ai danni dei bambini, e che lo avevano commissionato a Gallo Alfredo, ricompensandolo in denaro». Altro nome che compare nella lista dei pentiti che incastrano il narcos dei Nardiello è quello di Giuseppe Pellegrino, ex affiliato al clan Falanga di Torre del Greco, e quello di Vincenzo Saurro alias “sciabolone”, il pentito vicino ai Gionta di Torre Annunziata, che nel 2013 raccontò la sua scelta di collaborare “dopo una grazia ricevuta da Padre Pio”. Compare infine anche Michele Luppo, ex esponente del clan dei Gallo Cavalieri. Sette pentiti che sfidano il boss a supporto dello Stato e che hanno ancora tanto da svelare.