Giovanna Salvati, Ciro Formisano

«Crollo, il contratto aggiustato con 8 morti sotto le macerie»

Giovanna Salvati,  
Ciro Formisano,  

«Crollo, il contratto aggiustato con 8 morti sotto le macerie»

TORRE ANNUNZIATA – Sette luglio 2017, ore nove e quindici. Torre Annunziata, via Rampa Nunziante. Tra le macerie di un palazzo crollato ci sono uomini e donne che scavano da ore. A mani nude, con le lacrime agli occhi. Cercano un respiro, un soffio di vita in fondo a un cumulo di mattoni insanguinati. Sette luglio 2017, ore nove e quindici. Torre Annunziata, via Gino Alfani. A cento passi dal palazzo crollato due uomini sono seduti nello studio del notaio Domenico Di Liegro. Hanno fretta. Devono modificare l’atto di vendita di un appartamento. Da 370.000 euro a 210.000 euro. Devono far sparire – come raccontato da uno dei due – la traccia di alcuni pagamenti in nero per 80.000 euro circa che sarebbero sicuramente finiti nel mirino dei pm. Quei due uomini sono due proprietari del palazzo crollato qualche ora prima. «Con i morti sotto le macerie loro erano lì», ripete, perentoria il pubblico ministero Andreana Ambrosino. Sono le due facce della strage di Rampa Nunziante.

I due flash venuti fuori dall’ultima udienza del processo che dovrà fare chiarezza sulle responsabilità di quell’assurda tragedia costata la vita a otto persone, tra cui due bambini. Quei due uomini sono due imputati: l’avvocato Massimiliano Lanfranco e Gerardo Velotto. Ieri mattina, nell’aula “Siani” del tribunale di Torre Annunziata, è stato ascoltato proprio Domenico Di Liegro, il notaio che quel giorno ha firmato una scrittura privata che modifica il contratto preliminare stipulato due mesi prima: il 12 maggio del 2017. Sei giorni dopo Di Liegro si è presentato in procura. E ascoltato dal pm Emilio Prisco ha raccontato quello che è successo quel maledetto 7 luglio di due anni fa. «Io arrivai allo studio verso le 10 e qui trovai Velotto e Lanfranco che avevano chiesto alla mia collaboratrice di stampare i documenti per una scrittura privata – ha raccontato il notaio incalzato dalle domande di avvocati e pm – Io non sapevo del crollo. Lafranco mi aveva detto che c’era stato un problema con il palazzo. Avevo capito che era successo qualcosa ma non mi era chiaro. Ho realizzato dopo. Mi hanno detto che volevano modificare gli importi rispetto a quelli del contratto preliminare. Non mi spiegarono nemmeno il motivo di questa decisione». Su questo punto, va chiarito, l’accusa non contesta reati specifici ai due protagonisti della compra-vendita. Lafranco già nel corso delle indagini preliminari, ha ammesso che quella “mossa” è stata dettata dal fatto di far sparire le tracce di un pagamento in contanti. Circa 80.000 euro che Velotto gli avrebbe dovuto corrispondere come parziale quota per il pagamento dell’abitazione al secondo piano della palazzina. Lo stesso appartamento nel quale sarebbero partiti i lavori abusivi che – secondo il super perito nominato dalla procura, il professor Nicola Augenti – avrebbero determinato il crollo del palazzo. Ma per i pm il fatto che i due fossero dal notaio mentre qualcun altro cercava disperatamente di salvare le vittime del crollo è un retroscena inquietante. «Erano lì mentre i morti erano sotto le macerie», ripete il pubblico ministero durante la testimonianza del notaio. In merito alla legittimità dei documenti a sua firma Di Liegro ha anche specificato che il titolo di agibilità della palazzina rilasciato negli anni ’50 era «sufficiente» per dichiarare ricevibile l’atto. Tradotto in parole povere: a dispetto della lunga serie di abusi edilizi commessi e documentati, l’atto notarile di vendita sarebbe comunque regolare secondo Di Liegro a causa di un’evidente carenza legislativa. Una risposta indiretta anche alle accuse mosse nei suoi confronti.

Il notaio, infatti, è stato ascoltato ieri nella veste di indagato per il reato di truffa. Gerardo Velotto lo ha denunciato assieme a Lafranco per avergli venduto un appartamento poi risultato abusivo. Il notaio – difeso dagli avvocati Mauro Porcelli e Carmen Giusy Esposito – si è difeso da questa accusa e ha poi ripercorso il vorticoso giro di carte legate alla palazzina. Dall’acquisto in blocco, nel 2016, per circa un milione di euro complessivi fino alla suddivisione dei vari appartamenti. Per finire, nel 2017, il giorno del crollo. «Quel giorno incontrai anche Roberto Cuomo e lo zio di Giacomo Cuccurullo – le parole del notaio in aula – piangevano. Dicevano che Giacomo non si trovava». Otto luglio 2017. Torre Annunziata, via Rampa Nunziante. Ore cinque del mattino. Dopo un giorno intero senza fiato c’è ancora chi scava invano cercando la vita. Dalle macerie insanguinate viene fuori anche l’ultimo degli otto cadaveri. E’ uno dei due bambini. L’ultimo martire di una tragedia assurda. L’ultima vittima di una strage che sicuramente si sarebbe potuta evitare.