Da Torre del Greco a Lugano, facendo tappa su Roma: la strada per portare all’ombra del Vesuvio i circa 27 milioni del trust acceso dagli armatori-vampiri in Svizzera passa per la capitale. È la convinzione delle curatele fallimentari della Deiulemar compagnia di navigazione e della società di fatto per mettere le mani sul tesoretto all’estero riconducibile ai responsabili del crac da 800 milioni di euro dell’ex colosso economico di via Tironi. I sei professionisti – Alfonso Iovane, Vincenzo Di Paolo e Paola Mazza per la compagnia di navigazione; Giuseppe Castellano, Massimo Di Pietro e Antonio Denotaristefani di Vastogirardi per la società di fatto – convocati dal presidente della sezione fallimentare Francesco Abete hanno messo nero su bianco le strategie per il rientro dei capitali destinati alle circa 13.000 famiglie di risparmiatori finite nel buco nero della cosiddetta Parmalat del Mare. In prima battuta, le curatele fallimentare – d’accordo con i due comitati dei creditori – hanno deciso di affidare all’avvocato Elio D’Aquino, esperto in reati contro il patrimonio, il compito di avviare le procedure per chiudere in tempi brevi la «pratica-Svizzera».

Il primo step sarà avviare il pressing sulla corte d’Appello di Roma per fissare il nuovo processo-bis per la rideterminazione delle condanne agli armatori-vampiri decisa dalla suprema corte di Cassazione di Roma per poi andare a battere cassa in Canton Ticino. Insomma, la strada per Lugano sembra lunga. Ma il percorso non scoraggia gli ex obbligazionisti. Pronti a presenziare – seppure in numero ridotto – all’incontro organizzato al tribunale di Torre Annunziata e a «notiziare» i compagni di sventura attraverso i social: «Per il recupero dei soldi in Svizzera è stato affidato l’incarico a un avvocato penalista di Torre Annunziata – la comunicazione su Fb -. Primo obbiettivo recuperare autorizzazione dalla Corte di Appello e iniziare la complessa operazione di recupero dei soldi. Poi è iniziata la prevista udienza contro la Bank of Valletta con delle eccezioni richieste dalla Bov. Dopo qualche ora è più la giudice ha ritenuto opportuno di rivedere il tutto giorno 11 febbraio quando poi deciderà se ritiene opportuno di sentenziare dopo i previsti 60 giorni dal giorno 11 per vedere se la parte avversa presenterà un suo rigetto di questa decisione