Tiziano Valle

L’ex killer dei D’Alessandro torna libero dopo 25 anni

Tiziano Valle,  

L’ex killer dei D’Alessandro torna libero dopo 25 anni

CASTELLAMMARE DI STABIA – L’ex killer dei D’Alessandro non è più un soggetto pericoloso. A stabilirlo è il Tribunale di Sorveglianza che ha deciso di revocare la sorveglianza speciale a Ugo Lucchese, considerato dagli investigatori uno dei colonnelli della cosca di Scanzano tra gli anni ’80 e ’90, uno dei fedelissimi del padrino defunto Michele D’Alessandro. Ugo Lucchese, da ieri, è un uomo libero e dopo aver scontato 25 anni di detenzione non sarà sottoposto ad alcuna misura di prevenzione. I giudici del Tribunale di Sorveglianza hanno accolto la tesi della difesa – rappresentata dall’avvocato Rosalia Minieri – che sostiene che Lucchese è ormai non fa più parte del clan, è distaccato da contesti delinquenziali e per questo motivo non può essere ritenuto un soggetto socialmente pericoloso.L’ex killer del clan D’Alessandro resta tuttavia imputato con l’accusa di associazione per delinquere nell’ambito del maxi-processo Sigfrido, che si trascina da ormai vent’anni. Ugo Lucchese è stato scarcerato lo scorso maggio, dopo aver scontato una detenzione lunga 25 anni. Per gli investigatori è uno dei colonnelli della vecchia guardia del clan D’Alessandro, uno dei protagonisti della faida con il gruppo guidato da Mario Umberto Imparato che insanguinò le strade di Castellammare e dei Monti Lattari tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, con decine di morti lasciati a terra. Arrestato nel 1994 era uscito solo per qualche permesso premio, dallo scorso maggio era tornato a casa come sorvegliato speciale, mentre da ieri è completamente libero.

La storia

Ugo Lucchese è uno degli imputati dell’infinito processo Sigfrido – che ha decapitato gran parte della cupola di Scanzano – ma che è appena ripartito in Corte d’Appello. Il killer del clan D’Alessandro, tra le varie accuse, deve rispondere anche del duplice omicidio Esposito-Messina, che vennero uccisi nel 1993 all’interno dell’allora Bar Meri sul lungomare, in corso Garibaldi. A raccontare che fu Lucchese a fare fuoco quel giorno, fu Antonio Fontana, l’ex pentito di camorra ucciso lo scorso 8 luglio 2017. Il ras dell’Acqua della Madonna raccontò che la cosca di Scanzano lo aveva incaricato di mettere a segno proprio quell’omicidio, ma la vespa che avevano intenzione di utilizzare per commettere il delitto s’inceppò. A quel punto – secondo Fontana – fu proprio Lucchese a sostituirlo e a eseguire il duplice omicidio. Uno dei tanti della lunga scia di sangue che ha segnato la guerra di camorra tra i D’Alessandro e gli scissionisti di Imparato.

La detenzione

Lucchese, poco dopo quell’omicidio, finì in cella e da allora ha cominciato il suo giro per gli istituti penitenziari tra cui Napoli, Trapani e Sassari. Proprio per quanto riguarda il periodo di detenzione trascorso in Campania, il killer del clan D’Alessandro, oggi cinquantottenne, ha vinto un ricorso in Cassazione. Lucchese ha contestato il sovraffollamento del carcere di Poggioreale. I giudici hanno accolto il ricorso del killer del clan D’Alessandro, annullando l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Sassari e chiedendo allo stesso di esaminare nuovamente la richiesta di risarcimento presentata da Ugo Lucchese per detenzione “inumana o degradante”. Si tratta dell’ennesima scarcerazione eccellente per quanto i riguarda i componenti della vecchia e della nuova guardia del clan di Scanzano, cominciando dal boss Luigi passando per Vincenzo, nipote di quest’ultimo e figlio del padrino Michele, fino a diversi affiliati che sono usciti recentemente di galera. Una cosca che si è riorganizzata e – stando anche alle ultime inchieste – continua a esercitare il predominio criminale su un territorio vastissimo, che parte da Castellammare ma si estende anche ai Monti Lattari e alla penisola sorrentina. Un clan del quale però, secondo i giudici, Ugo Lucchese non fa più parte.