Mariarca, uccisa dall’ex: triplicati i risarcimenti per i figli della 38enne di Torre del Greco

Giorgio Di Girolamo,  

Mariarca, uccisa dall’ex: triplicati i risarcimenti per i figli della 38enne di Torre del Greco

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Torre del Greco. Confermati i vent’anni di carcere inflitti in primo grado, ma triplicati i risarcimenti per i familiari della vittima. La prima corte penale della corte d’assise d’appello di Venezia ha condannato Antonio Ascione, il pizzaiolo di Ercolano che il 23 luglio 2017 ammazzò l’ex moglie Maria Archetta Mennella – nota semplicemente come Mariarca – nella casa di Musile di Piave, dove la trentottenne di Torre del Greco si era trasferita e si stava ricostruendo una vita con i due figli dopo la separazione da marito possessivo e violento. L’imputato – detenuto presso la casa circondariale di Venezia – ha ascoltato impassibile la “lettura” della sentenza, senza profferire parola. In aula non c’erano, invece, i parenti di Mariarca Mennella.

Il castello accusatorio

I giudici hanno mantenuto nella sua interezza l’impianto della sentenza di primo grado con cui, il 4 ottobre 2018, il gup Massimo Vicinanza del tribunale di Venezia aveva condannato l’omicida a vent’anni di reclusione. Non è stato accolto il ricorso presentato dal pm Raffaele Incardona contro l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, ma sono stati altresì respinti i motivi dell’appello proposto dal difensore di Antonio Ascione: sono stati confermati, infatti, sia gli episodi delle minacce aggravate con il coltello nei confronti della vittima pochi giorni prima dell’omicidio sia l’aggravante della minorata difesa della trentottenne, raggiunta da 5 coltellate all’alba mentre si ancora a letto. La vicenda processuale, peraltro, finirà qui: la difesa, a meno di ripensamenti, non presenterà ricorso in Cassazione.

I risarcimenti

La sentenza di primo grado è stata completamente riformata agli effetti della responsabilità civile, essendo stato accolto in toto il ricorso proposto dalle parti civili. La corte d’appello ha infatti triplicato le provvisionali immediatamente esecutive stabilite in origine, stabilendo un risarcimento di 150.000 euro (contro 50.000 euro) per i due figli della coppia, di centomila euro (contro 30.000 euro) per la mamma di Maria Archetta Mennella e di 60.000 euro (contro 20.000 euro) per le sorelle e il fratello. «Attendo di leggere le motivazioni prima di esprimere i miei commenti – spiega l’avvocato della famiglia della vittima – Da un lato, comunque, c’è la soddisfazione per l’accoglimento completo del nostro appello: il fatto che siano state triplicate le provvisionali è la conferma che la Corte d’Appello ha riconosciuto l’estrema gravità del fatto. Dall’altro lato, posso comprendere l’amarezza dei nostri assistiti per una pena sproporzionata all’entità del crimine, ma purtroppo questo è l’effetto di un’anomalia del sistema a cui infatti adesso il legislatore ha posto rimedio»

La sorella della vittima

Non nasconde la sua delusione, invece, la sorella di Maria Archetta Mennella: «Siamo contenti che almeno non hanno abbassato la pena all’assassino, perché avevamo timore che potesse ottenere altri sconti – commenta Assunta Mennella, tutrice dei due figli della trentottenne -. Certo, vent’anni sono pochi, per me chi uccide una persona dovrebbe andare in carcere a vita, senza neanche processo. Speravamo nell’ergastolo o in trent’anni, ma purtroppo la legge italiana è questa».