Tiziano Valle

Incubo crolli sui viadotti Rolex e auto in cambio di appalti

Tiziano Valle,  

Incubo crolli sui viadotti Rolex e auto in cambio di appalti

CASTELLAMMARE DI STABIA – Rolex, mazzette e persino una Mercedes da 50mila euro per ottenere appalti finalizzati alla realizzazione di cavalcavia o caselli autostradali. Le accuse del pentito Gennaro Ciliberto sono alla base della richiesta di rinvio a giudizio per Mario Vuolo, suo figlio Pasquale, e altri nove imputati, tra cui funzionari della società Autostrade. L’udienza preliminare andrà in scena a Roma il prossimo 19 dicembre, le accuse sono a vario titolo di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti. Negli atti dell’inchiesta, partita nel 2012 e condotta dal sostituto procuratore Francesco Dall’Olio, viene citato anche l’episodio dei lavori previsti per la realizzazione di un cavalcavia dello svincolo di Ferentino sull’autostrada A1.

Per il quale all’epoca l’autorità giudiziaria ordinò la chiusura per gravi problematiche strutturali. Proprio i materiali scadenti utilizzati per le opere commissionate da Autostrade s’è già ritrovato nei guai, in passato l’imprenditore stabiese Mario Vuolo, considerato il “re del ferro” e soprattutto – dagli investigatori – sospettato di avere rapporti con il clan D’Alessandro, cosca egemone a Castellammare di Stabia. Indagini sui lavori della ditta di Vuolo sono state svolte da diverse Procure d’Italia e quasi tutte sono partite proprio dalle dichiarazioni di Gennaro Ciliberto, ex carabiniere poi diventato dipendente dell’imprenditore stabiese e infine collaboratore di giustizia. Il pentito ha raccontato di appalti acquisiti dalla società di Vuolo in cambio di presunte tangenti e di lavori che sarebbero stati eseguiti non a regola d’arte e utilizzando materiali scadenti. Tra le opere contestate al “re del ferro” c’era anche una passerella sulla Statale 36 di Cinisello Balsamo, per la quale la Procura di Monza chiese 4 anni di carcere per Mario Vuolo. Ma quell’inchiesta si concluse con l’assoluzione dell’imprenditore stabiese e degli altri 8 imputati, perché secondo il giudice quella struttura pur realizzata male non era a rischio crollo. Una sentenza che di fatto ha pesato come un macigno su Gennaro Ciliberto, il teste chiave, al quale recentemente è stata tolta anche la scorta prevista per i collaboratori di giustizia a rischio, nonostante lui continui a denunciare di temere per la sua incolumità. Le rivelazioni del pentito tuttavia hanno dato vita a ulteriori inchieste, tra cui proprio quella della Procura di Roma che ora ha chiesto il rinvio a giudizio per gli 11 indagati, tra cui appunto Mario e Pasquale Vuolo. Ciliberto – anche in una recente puntata di Report, nota trasmissione Rai – ha raccontato che la ditta dell’imprenditore stabiese avrebbe realizzato una quarantina di cavalcavia e decine di caselli autostradali, perché in molti casi erano proprio i funzionari di Autostrade a cercare Vuolo, in quanto ritenuto una persona propensa a pagare tangenti. Accuse che saranno al vaglio dei giudici di Roma.

L’incubo crolli Dopo la tragedia del Ponte Morandi a Genova, che ha provocato 43 morti, l’attenzione rispetto allo stato di salute dei viadotti della rete autostradale è altissima. In Campania sono almeno quattro quelli a rischio, che necessitano di una manutenzione urgente: viadotto Scrofeta, Ponticelli, Sottovia strada statale 88 e Tre Torri. Mentre altri cinque sarebbero da monitorare: San Liberatore, Madonna Degli Angeli, Caiafa, Canalone e Olivieri. Gli investigatori stanno anche cercando di ricostruire se ci sono state delle omissioni da parte di chi avrebbe dovuto vigilare sull’esecuzione dei lavori e sulla manutenzione delle opere. ©riproduzione riservata