Andrea Ripa

L’albero di Natale degli sfollati. Una ruspa al posto del puntale

Andrea Ripa,  

L’albero di Natale degli sfollati. Una ruspa al posto del puntale

In cima all’albero di Natale non c’è una stella luminosa, ma una ruspa. Uguale a quella che in pochi giorni ha buttato giù sacrifici, speranze e il futuro di 60 persone. Sotto “l’originale puntale” un cartello e sotto ancora una casetta, piccola. Mentre a cento metri dall’unica decorazione natalizia in un parco in preda allo sconforto per l’abbattimento di 14 appartamenti, ci sono le macerie. «Le case le mettiamo qui, ce le hanno tolte», dicono alcuni residenti del condominio di via Panoramica che è stato spazzato via dalle ruspe in poche settimane.

Il Natale lo passeranno attorno a un tavolo, a casa di parenti, ma senza voglia di festeggiare. Fino a qualche mese fa alberi, presepi e decorazioni tenevano in attività le famiglie in un periodo di festa come questo. Oggi solo sguardi bassi e ancora tanta rabbia.Trascorrono così le feste gli sfollati del Parco Santa Lucia a Terzigno, sospesi in un limbo dopo l’abbattimento delle case nell’eterna attesa che dalla politica qualcosa si smuova per il riconoscimento di un fondo economico nei confronti di chi ha subìto una truffa senza precedenti. Ieri pomeriggio i residenti davanti al grosso cancello e allo striscione che racchiude perfettamente la loro storia (“Prima truffati e poi sgomberati”) si sono ritrovati per “festeggiare” il Natale. Una festa negata dopoché le case sono andate giù. Gli alberi quest’anno resteranno chiusi negli scatoloni, davanti al parco soltanto quello donato dal fiorista Gaetano Ambrosio di San Giuseppe Vesuviano che in un gesto di solidarietà ha regalato alle famiglie un abete vero. Intorno poca gente, qualcuno guarda dalla finestra. Gli altri mentre passano con l’auto. Nessun politico, eccetto la consigliera Maria Grazia Sabella che ha portato due decorazioni, s’affaccia nel rione per l’allestimento degli addobbi. «E’ un segno», dicono i residenti. «Ci hanno negato il Natale, noi siamo una famiglia», aggiungono. «Siamo tutti una grande famiglia». Da un mese sono stati mandati via dalle forze dell’ordine, molti stanno ancora cercando casa in affitto. Altri dormono in auto, altri hanno trovato ospitalità dai parenti. Famiglie spaccate che si sono riunite sotto l’albero.

In cima all’albero, tra palline e casette messe qui e là dai bambini, nipoti e figli degli sfollati – d’altronde il Natale è una festa soprattutto per i più piccoli -, c’è una ruspa arancione. «Il mostro che ha distrutto le case», si legge su un cartello appoggiato lì vicino. «Per colpa di un bastardo», prosegue quel pezzo di carta. Un chiaro riferimento al costruttore che le case le ha realizzate senza licenza e poi le ha vendute per centinaia di milioni di euro. Soldi e sacrifici ridotti in macerie, proprio come le abitazioni che non ci sono più. Una truffa in piena regola, riconosciuta dai giudici e dalla politica. Comune e Regione hanno annunciato stanziamento di finanziamenti per la tutela delle famiglie raggirate. «Ma a oggi non abbiamo ancora ricevuto un euro». Dal Comune qualcosa si sbloccherà nei prossimi giorni, tempi più lunghi per i finanziamenti della Regione.

«Della legge proposta dall’onorevole Mario Casillo, per ora non c’è certezza. Chissà quando voteranno lo stanziamento dei fondi. Noi intanto a dieci giorni dalle feste siamo ancora come eravamo prima». Qui nessuno ha dimenticato le scene tensioni e le paure dei giorni concitati dello sgombero e delle ruspe. «Si potevano salvare queste case, se solo avessero voluto», dicono ancora tra loro i residenti. C’è chi fa ancora fatica ad accettare l’ennesima ingiustizia subita. E stavolta a “commetterla”, secondo il parere generale, è stato lo Stato che non ha ascoltato le loro preghiere. «Cosa ne faranno di quel pezzo di terra? E’ parco del Vesuvio, ma tutto intorno ci sta il cemento», dicono. Alle spalle dell’abete dei truffati si scorge ancora la ruspa, i cantieri sono aperti nonostante le case siano state totalmente demolite. Qualcuno la maledice e c’è anche chi guarda il fantasma di un vecchio condominio con le lacrime agli occhi ripensando ai momenti passati. Quando pilastri e mattoni erano casa, erano famiglia, erano tutto quello che avevano.