Vittima di insulti sessisti Annalisa sale in cattedra. “Ora arbitro in classe”

Cristina Esposito,  

Vittima di insulti sessisti Annalisa sale in cattedra. “Ora arbitro in classe”

Vittima di insulti sessisti, l’arbitro Annalisa Moccia oggi è una prof: «Alle offese ho risposto col sorriso».#NoiSiamoConAnnalisa è lo slogan attraverso il quale proprio tutti, finanche i vertici della Fifa, hanno manifestato solidarietà all’assistente di gara Annalisa Moccia, quando lo scorso 24 marzo in occasione della gara del Campionato di Eccellenza campana tra Agropoli e Sant’Agnello, è stata bersaglio degli insulti discriminatori di un telecronista. Una vicenda che ha sollevato un gran clamore mediatico evidenziando la disparità di genere che, purtroppo, ancora insiste nel mondo dello sport. Eppure, la ventinovenne di Piazzolla di Nola è una donna dalle spalle forti e di grandissima personalità, la domenica successiva era già tornata in campo, accolta da un tripudio di applausi: «La considero una parentesi simpatica della mia vita, una cosa da poter raccontare con il sorriso anche se non posso negare di aver provato un po’ di rabbia nell’ascoltare quelle parole. Di certo, non mi aspettavo tutto questo clamore, sono sempre stata una persona molto timida e riservata però sono contenta che tutto ciò sia servito a lanciare un messaggio importante». Lo sport è sempre stato un affare di famiglia, una passione coltivata fin da piccola con i due fratelli ed i cugini. Poi, a vent’anni, la curiosità per il mondo arbitrale e la scelta, nonostante l’iniziale diffidenza dei genitori, di presentarsi alla Sezione AIA di Nola per lanciarsi in questa nuova avventura: «All’inizio mi sono sentita a disagio, era tutto molto strano per me, ma questa sensazione è andata via non appena ho conosciuto i miei compagni di corso che mi hanno accolta benissimo.

Ricordo ancora l’emozione della mia prima designazione: indossavo la divisa, provavo le movenze, ero agitata ma non vedevo l’ora di scendere in campo. Fare l’assistente di gara mi è piaciuto talmente tanto che ho subito chiesto un’altra partita».Un vero e proprio colpo di fulmine, così come lo è stato per Gianluca, da otto anni, al suo fianco dentro e fuori dal rettangolo di gioco: «Ci siamo conosciuti in Sezione, è bello condividere questa grande passione: ci risolleviamo a vicenda, ci motiviamo insieme e, per me, è sempre stato un esempio oltre che una guida. Avevo un grande timore quando veniva a vedere le mie partite, sapevo che il suo giudizio sarebbe stato duro, ma soprattutto sincero».Annalisa è anche una professoressa fuori-sede, laureata in Scienze Motorie, e da due anni insegna in una scuola media della provincia di Monza: «I miei alunni sono rimasti molto stupiti quando hanno scoperto di avere di fronte un arbitro e questo li porta ad essere più rispettosi nei miei confronti. Spesso ci scherziamo su, non esito a mostrare i cartellini, se necessario, e loro lo fanno anche con me». Due anni di grandi sacrifici, una vita da pendolare e 1600 chilometri da affrontare ogni weekend per conquistare il passaggio in Eccellenza. E ancora, gli allenamenti nel campetto della scuola e le riunioni in videochiamata con i colleghi di Nola: «Ora, per limiti d’età, sono tornata in Promozione. Scendo in campo portando la mia esperienza ai ragazzi più giovani. Non riesco ad immaginare la mia vita lontana dalla Sezione e senza i miei colleghi». Un profondo senso di appartenenza ed un orgoglio smisurato traspare dalle sue parole, ma anche la consapevolezza di aver affrontato un percorso duro anche se ricco di soddisfazioni.

Quest’estate, infatti, Annalisa è stata invitata, insieme alla collega Giulia Nicastro (arbitro della sezione veneta dell’AIA, anche lei vittima di un grave episodio di sessismo ndr) ad assistere alla sfida di Supercoppa UEFA tra Liverpool e Chelsea, per la prima volta diretta da una terna arbitrale tutta al femminile: «Un bellissimo gesto nei nostri confronti. Abbiamo avuto l’onore di essere a cena con tutta la squadra arbitrale, ed è stata una grande emozione condividere le nostre esperienze e scoprire che per ognuna di loro nulla è stato semplice».«Non ho mai dato peso agli insulti che ho ricevuto, sono andata per la mia strada e guarda ora dove mi trovo»: poche parole ma significative, quelle che Stephanie Frappart ha rivolto alla nostra Annalisa. Per lei, un unico grande rimpianto: quello di aver cominciato troppo tardi.