Tiziano Valle

Denunciò il sistema appalti. Minacciato il testimone

Tiziano Valle,  

Denunciò il sistema appalti. Minacciato il testimone

CASTELLAMMARE DI STABIA – Ha avuto il coraggio di denunciare il sistema marcio degli appalti, di funzionari pronti a intascare mazzette per affidare lavori a ditte sospettate di avere legami con la camorra e di imprenditori spregiudicati che avrebbero utilizzato materiali scadenti per la realizzazione di opere mettendo a rischio la vita di milioni di persone. Ma per lo Stato italiano quel testimone di giustizia non è una persona da proteggere, nonostante abbia subito minacce di morte dalla criminalità organizzata. È la storia di Gennaro Ciliberto, testimone chiave dell’inchiesta che il prossimo 19 dicembre approderà davanti al giudice del Tribunale di Roma, Emanuela Attrura, che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per 11 persone – tra cui gli imprenditori stabiesi Mario e Pasquale Vuolo – avanzata dalla Procura della Repubblica.

Appena una settimana fa, a pochi giorni dall’udienza preliminare, a Gennaro Ciliberto è stata tolta la scorta, nonostante il rischio di ritorsioni nei suoi confronti sia altissimo. Perché si tratta di un testimone di giustizia (erroneamente in un passaggio dell’articolo pubblicato ieri su Metropolis, è stato definito “pentito” e ce ne scusiamo con il diretto interessato), che ha avuto il coraggio e la forza di svelare, prim’ancora della grande attenzione mediatica seguita alla tragedia del ponte Morando di Genova, il sistema deviato negli appalti di Autostrade. Le rivelazioni di Gennaro Ciliberto hanno portato all’apertura di inchieste da parte delle Procure Monza, Firenze, Roma, solo per citarne alcune. E alcuni procedimenti sono ancora in corso. Ex carabiniere, poi dipendente addetto alla sicurezza proprio dell’azienda di Vuolo, Ciliberto ha trovato la forza di raccontare ai Pm come l’imprenditore stabiese – sospettato dagli investigatori di rapporti con il clan D’Alessandro, egemone a Castellammare – fosse riuscito ad accaparrarsi una lunga serie di appalti da Autostrade. Ha raccontato di Rolex, bustarelle e auto destinate a funzionari compiacenti. E addirittura di come questi ultimi, ad un certo punto, cercassero direttamente Vuolo consapevoli che avrebbero potuto intascare tangenti. Poi ha raccontato di opere fatte male, realizzate con materiali scadenti, che avrebbero potuto mettere a rischio la vita di tante persone, perché – stando al racconto di Ciliberto – la ditta di Vuolo avrebbe realizzato decine di cavalcavia e caselli autostradali, sui quali nel tempo si sono concentrate anche le attenzioni degli investigatori. Molte di queste accuse il prossimo 19 dicembre saranno al vaglio dei giudici, ma nel frattempo Gennaro Ciliberto non potrà usufruire della protezione dello Stato, prevista per i testimoni di giustizia. La decisione di togliergli la scorta mette a rischio la sua vita.

La vita di una persona che avuto il coraggio di metterci la faccia e denunciare quello che potrebbe rivelarsi uno degli scandali più grandi dell’ultimo ventennio. Negli occhi della stragrande maggioranza degli italiani ci sono ancora quelle scene apocalittiche che raccontano di crolli, di lacrime versate da parenti e amici delle vittime rimaste sotto le macerie. Sui tavoli istituzionali ci sono faldoni che palesano dubbi sulle opere realizzate sulla rete autostradale e sulla gestione della manutenzione. Ma chi, prima di ogni altro, ha acceso la luce su una situazione piena di ombre sembra essere stato dimenticato. Dallo Stato.