Alberto Dortucci

Torre del Greco. Lo scandalo voto di scambio, condannati politici e spazzini

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco. Lo scandalo voto di scambio, condannati politici e spazzini

TORRE DEL GRECO –  Stangata per i colletti bianchi, condanne «soft» per gli eredi del boss ucciso in un agguato di camorra. E’ destinato a diventare oggetto di discussioni politiche e forensi il verdetto con cui il gup Antonello Anzalone del tribunale di Torre Annunziata ha chiuso il filone principale dell’inchiesta sul voto di scambio alle elezioni comunali del giugno 2018: nessuna sostanziale sorpresa per i due politici-registi dell’imbroglio – accolte le richieste di patteggiamento a due anni e 10 mesi per Stefano Abilitato e a tre anni per Simone Onofrio Magliacano, a cui si dovranno aggiungere le «pendenze» relative ai reati fiscali e alla frode sportiva – mentre l’ex testimone di giustizia e il figlio a caccia di un posto nel settore Nu, ritenuti a capo del commando di netturbini-violenti pronti a inquinare la democratica corsa alle urne, si sono visti condannare rispettivamente a due anni e due mesi e a tre anni. A Ciro Massella, poi, il giudice per le udienze preliminari ha inflitto un ulteriore anno di reclusione per detenzioni di armi. A chiudere l’elenco delle condanne per gli imputati pronti a scegliere il rito abbreviato per strappare lo sconto di un terzo della pena, l’anno e 10 mesi inflitto a Giuseppe Sdegno – il marittimo ritenuto al servizio dell’ex assessore al bilancio Simone Onofrio Magliacano – e i dieci mesi stabiliti per Salvatore Loffredo. Insomma, un «metro di giudizio» sostanzialmente in linea con la requisitoria del pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli.

Attesa per le motivazioni

Per capire le ragioni alla base del trattamento sanzionatorio sarà necessario aspettare le motivazioni della sentenza, attese per la fine dell’inverno. Ma – come emerso durante le indagini-lampo scattate all’indomani del blitz degli agenti di polizia all’esterno del seggio «incriminato» di corso Garibaldi – a pesare sulla decisione finale potrebbe essere stato l’atteggiamento difensivo degli indagati. Mentre Giovanni Massella – già noto al pool di investigatori chiamato a fare piena luce sullo scandalo per i suoi trascorsi da testimone di giustizia – e il figlio mostrarono subito piena «disponibilità» a ricostruire la vicenda, i due politici rigettarono al mittente tutte le accuse. Una tesi portata avanti fino agli arresti scattati il 2 aprile 2019 – inizialmente l’ex golden boy di Forza Italia e il commercialista di corso Avezzana furono sottoposti agli arresti domiciliari – e ribadita davanti ai giudici del tribunale del Riesame, dove venne messa in dubbio la «attendibilità» degli eredi del boss massacrato in un agguato di camorra a marzo del 2003 a Ercolano. Successivamente – alla vigilia delle elezioni europee del 26 maggio 2019 – sia Stefano Abilitato sia Simone Onofrio Magliacano furono condotti dietro le sbarre del carcere di Poggioreale per una serie di violazioni agli obblighi previsti dalla detenzione agli arresti domiciliari. In cella, i colletti bianchi sono rimasti sette mesi, prima di ottenere – all’indomani delle richieste di patteggiamento avanzate dall’avvocato Francesco Maria Morelli e dall’avvocato Francesco Cappiello – il via libera al ritorno agli arresti domiciliari. Due settimane dopo Giovanni Massella e Ciro Massella. Per Stefano Abilitato e Simone Onofrio Magliacano il procedimento giudiziario finisce qui – impossibile impugnare una sentenza arrivata attraverso patteggiamento – mentre i netturbini-violenti potranno provare a ottenere un ulteriore sconto di pena in Appello.

I restanti procedimenti

Con la chiusura del troncone principale dell’inchiesta, restano in attesa di definizione solo i filoni secondari dello scandalo. Il primo relativo all’aggressione elettorale avvenuta in vico Agostinella – alla sbarra il meccanico Gennaro Savastano e l’imprenditore Vincenzo Izzo, titolare della pescheria Don Do’ – e ai pacchi-spesa con marchio Unicef distribuiti da Domenico Pesce, secondo i magistrati, a fini politici; il secondo, invece, vede sott’accusa il poliziotto Ciro Piccirillo. Il consigliere comunale, sospeso dal prefetto e sottoposto a divieto di dimora a Torre del Greco, deve rispondere di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale. Entrambi i procedimenti giudiziari sono stati aperti a inizio dicembre e sono stati rinviati per le prime fasi del dibattimento a gennaio del 2020.