Elena Pontoriero

Sfregiata la tomba di don Aniello, il parroco anti-clan

Elena Pontoriero,  

Sfregiata la tomba di don Aniello, il parroco anti-clan

Sono trascorsi sei mesi dall’addio al prete-eroe don Aniello Dello Ioio, ma la sua missione sulla terra continua a provocare chi, necessariamente, ha deciso di vivere nel pieno della illegalità. Un atto vandalico mirato, avvenuto pochi giorni fa, e solo e soltanto sulla tomba del parroco che ha combattuto, senza se e senza ma, soprattutto senza paura la camorra e la scia di attività fuorilegge che ha regnato, e ancora regna, sui Lattari. Ancora sì, perché a manomettere l’epitaffio, lasciato sulla tomba del sacerdote, che è stato prima danneggiato, poi spostato e infine sparito completamente, non è certo un cittadino modello. A chi dava fastidio? Un segnale forte e che forse deve essere recepito da qualcuno che sta dalla parte del prete-eroe. Una targa di marmo con una frase che ricordava la figura forte del parroco, che a Casola ha lasciato una grande eredità a ben tre generazioni. «Ciao burbero mio – era inciso sulla targa rubata – Con te è volato un pezzo del mio cuore. I valori che mi hai insegnato li porterò sempre nel mio cuore. “Pastore dalla puzza di pecore”. Mi manchi tanto. Il tuo Marco». Una scritta che non è passata inosservata, tanto da azionare un raid vandalico.

Nessuna telecamera di videosorveglianza è presente all’interno del cimitero di Casola e, per adesso, l’autore o gli autori dello sfregio sono riusciti a farla franca. A vegliare sulla tomba del prete anti-camorra un angioletto bianco, con un cuore tra le mani. L’unico testimone di un atto vergognoso e immotivato. Una delusione da parte di Marco che ha denunciato l’accaduto. Una delusione per l’intera comunità che è stata guidata per un tempo lungo da don Aniello Dello Ioio, per circa 25 anni. Le sue prediche varcavano le porte della chiesa e arrivavano dirette ai malviventi. Un esempio di legalità portato avanti dal prete-eroe, fino al suo ultimo sospiro. Don Aniello Dello Ioio era stato trasferito, negli ultimi anni, presso la parrocchia del Carmine di Castellammare di Stabia, lì dove è morto. Era il 27 giugno del 2019 quando il sacerdote è deceduto dopo aver lottato contro una grave malattia che lo ha portato via. Fin da subito si erano mobilitati i casolesi, alla ricerca di un posto importate da intitolare al “prete burbero dal cuore grande”. Don Aniello Dello Ioio avrà sempre un posto speciale nella comunità casolese. Un prete dall’aspetto burbero ma socievole e gentile che ha lottato per tutti e contro tutti i fenomeni dell’illegalità. «Don Aniello è stato un esempio di sincerità, di genuinità. E’ stato un uomo vero, odiava l’ipocrisia e chi la professa. Ci cacciava via dalla chiesa, ma ci faceva ritornare con più fede di prima. Sono sicuro che in questi giorni sta litigando anche in Paradiso con San Pietro, sta facendo chiasso, quel chiasso che ha fatto ovunque andava, quel chiasso che gli ha permesso di vivere la vita a 360 gradi» aveva ricordato il sindaco Costantino Peccerillo, pochi giorni dopo la morte del prete. Parole che hanno fatto eco ovunque, tra giovani e meno giovani, nelle chiese dell’area stabiese-lattari, nelle associazioni, ovunque don Aniello Dello Ioio era passato e lasciato la sua parola. E l’insegnamento del prete, tradotto nelle poche righe dell’epitaffio, è diventato scomodo tanto da essere danneggiato e fatto sparire.