Traffico di droga dalla Spagna. I pm: «I Maurelli non sono narcos»

Redazione,  

Traffico di droga dalla Spagna. I pm: «I Maurelli non sono narcos»

Traffico di droga dalla Spagna, la Procura archivia il caso. Dopo oltre due anni di indagini il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Pietro Gaeta, ha richiesto l’archiviazione di ogni accusa per i fratelli stabiesi Raffaele e Giuseppe Maurelli, imprenditori incensurati di 47 e di 45 anni, titolari di due tabaccherie rispettivamente al centro di Torre Annunziata e di Pompei, e di Paolo Del Sole, 40enne di Torre del Greco proprietario di una rivendita di automobili a Scafati. La richiesta del magistrato dell’Antimafia è stata accolta dal Gip di Napoli, Marcello De Chiara, che ha dunque chiuso con un nulla di fatto la maxi-inchiesta che il 19 aprile del 2017 ipotizzò l’esistenza di un gigantesco traffico internazionale di cocaina.

La droga, secondo l’accusa, avrebbe dovuto rifornire i clan camorristici dell’area stabiese e vesuviana. Per le indagini – partite nel 2013 e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea in collaborazione con la polizia spagnola – i tre imprenditori insospettabili erano in grado di importare ingenti quantitativi di droga dalla penisola iberica e dal Sud America. Gli stupefacenti viaggiavano a bordo di barche a vela predisposte con doppiofondo. Il tutto sarebbe stato architettato per eludere i controlli ai porti. Sempre secondo la Dda i fratelli Maurelli, insieme a Paolo Del Sole, avrebbero organizzato, finanziandolo, il tentativo di importazione di circa 680 chili di cocaina purissima. L’ingente carico venne però sequestrato ad Aguilas, in Spagna, il 24 luglio del 2014. Quel giorno, a bordo della barca a vela “Scugnizza”, personale della squadra mobile di Napoli e della polizia iberica rinvenne circa 600 panetti di droga. A inguaiare ulteriormente i tre insospettabili furono le dichiarazioni rese ai magistrati dallo skipper napoletano “pentito”, Marco Molino. Autore in precedenza di lavori di manutenzione alla “Scugnizza”, il 16 luglio del 2016 lo skipper decise di collaborare con gli inquirenti. Le sue frasi choc, nel 2017, furono dichiarate inutilizzabili dalla Cassazione. Secondo i giudici di Roma, infatti, le dichiarazioni di Molino vennero in quel caso “assunte senza garanzie”. Un verdetto che segnò in pratica una prima vittoria per gli indagati. Ma il pm, nonostante la pronuncia della Cassazione, poco dopo decise di ascoltare nuovamente lo skipper di Napoli. L’ulteriore pista investigativa spinse quindi la Dda a richiedere una seconda ordinanza di custodia in carcere per i fratelli Raffaele e Giuseppe Maurelli e per Paolo Del Sole. Richiesta respinta nell’ottobre scorso dal Tribunale del Riesame. Sciogliendo una lunghissima riserva, il Riesame accolse infatti e per intero le difese degli avvocati Adriano Cafiero e Sergio Cola, legali di Raffaele Maurelli, di Lucio Sena, difensore del fratello di Raffaele, Giuseppe Maurelli, di Sabato Graziano e Luigi Servillo, gli avvocati del torrese Paolo Del Sole.

Il nuovo mandato di cattura, due mesi fa respinto dal Riesame, aveva fatto inoltre luce sulle dichiarazioni rilasciate ai magistrati da Romolo Ridosso, l’ex boss dell’omonimo clan di Scafati e attuale collaboratore di giustizia. E’ lui il secondo pentito “controverso” dell’inchiesta. Ritenuto infatti credibile dal pm ma non dai giudici. “Anche perché” ha scritto il Riesame nella sua ultima motivazione “il collaboratore, su espressa domanda degli inquirenti, ha escluso di aver mai sentito il nome Scugnizza”. Motivazioni che hanno infine spinto gli inquirenti a chiudere il caso. La maxi-inchiesta sul presunto e milionario business della cocaina, importata dalla Spagna per i clan stabiesi e della costa vesuviana, aveva portato anche al sequestro di beni mobili e immobili del valore complessivo di circa 10 milioni di euro. L’Antimafia, il 19 aprile del 2017, ottenne infatti il sequestro di 6 appartamenti e di una villa a Scafati; 9 tra macchine e moto; 18 conti correnti e fondi bancari. Oltre ad alcuni appezzamenti di terreno, riconducibili a vario titolo agli indagati, all’interno della riserva naturale paesaggistica di Pollica.