Ciro Formisano

Sequestri per 10 milioni e affiliati pagati 200 euro. Gomorra è sul lastrico

Ciro Formisano,  

Sequestri per 10 milioni e affiliati pagati 200 euro. Gomorra è sul lastrico

TORRE DEL GRECO –  Fare il camorrista non conviene. E non solo perché si rischia di finire in galera o peggio di morire ammazzati. Entrare a far parte dell’impresa “Camorra” non è mai stato un affare, ma oggi è diventato un vero e proprio suicidio, anche dal punto di vista finanziario. La malavita dei guadagni facili e dei “guaglioni” con le tasche piene di quattrini è un lontano ricordo, sepolto oggi da una crisi che sembra irreversibile. Succede tra Ercolano e Torre del Greco. Qui, nell’ex Miglio d’Oro della camorra un esattore del pizzo, fino a qualche tempo fa, portava a casa uno stipendio da fame. In “soldoni” 200 euro a settimana, 800 euro al mese. Troppi rispetto a chi suda ogni centesimo alzandosi all’alba per sfamare una famiglia. Pochi se si considerano i “vecchi” salari e soprattutto i “rischi del mestiere”. Un vero e proprio crac per il welfare degli uomini d’onore che viene fuori dalle pagine delle numerose inchieste che negli ultimi anni hanno travolto i clan Ascione-Papale e Birra-Iacomino, le due cosche che alla grande guerra tra clan hanno pagato un prezzo altissimo, con condanne e processi che di fatto hanno azzerato sia il potere criminale che quello economico delle organizzazioni in lotta per il monopolio degli affari illeciti. Un dato raccontato direttamente dalla voce dei pentiti, gli ex dipendenti di quella fabbrica di soldi, droga e morte che per decenni ha condizionato la vita delle due città. Nel clan Birra, secondo alcuni collaboratori di giustizia, gli stipendi erano fissi e variavano, ovviamente, a seconda dei ruoli e delle gerarchie interne all’organizzazione.

Gli esattori venivano pagati a settimana – «massimo 200 euro» – e i boss gestivano la cassa. In epoche più recenti, invece, il pentito Ignazio Magliulo, una delle ultime gole profonde del clan della Cuparella e braccio destro dell’ex boss pentito Antonio Birra, ha addirittura raccontato che la cosca pagava appena 25 euro per ogni singola estorsione. Paghe misere che spinsero lo stesso affiliato a passare dalla parte dello Stato. Diverso il discorso nel clan Ascione-Papale, dove invece la “fame” – generata dagli arresti e dalla rivolta anti-pizzo dei commercianti – stava per scatenare (secondo l’Antimafia), una vera e propria faida interna alla cosca tra il gruppo guidato da Natale Dantese, boss vicino anche ai Suarino, e quello di Ciro Montella, alias ‘o lione, uomo che orbitava anche attorno al gotha della camorra di Torre del Greco. Gli stipendi ad affiliati e carcerati, infatti, venivano pagati con i soldi delle estorsioni. Mentre i killer portavano a casa “un premio” a seconda della vittima che cadeva sotto i colpi del killer. Un dettaglio svelato da Salvatore Fiore, il sicario pentito un tempo vicino all’organizzazione guidata, tra gli altri, da suo zio, Luigi Nocerino, ritenuto il boss del racket ai cantieri edili. Come raccontato da Fiore, il compenso per ogni massacro variava dai 3000 ai 5000 euro a “colpo”, a seconda dello spessore della vittima. Il crac dell’impresa camorra, oltre che nei numeri dei soldati-precari è racchiuso, però, anche nelle intercettazioni in carcere nelle quali, con riferimento anche al clan Papale alcuni indagati ripetono: «stanno facendo la fame». Furono proprio le paghe ridotte e la crisi del clan a spingere, invece, alcuni esattori, tra cui Fausto Scudo – esattore dei “bottone” passato dalla parte dello Stato – a “rubare” sulle estorsioni, finendo dritto sulla lista nera dei boss. Una crisi finanziaria che ha ovviamente inciso, eccome, anche sulla scelta di molti affiliati di passare dalla parte dello Stato. Il lavoro meticoloso dell’Antimafia e dei carabinieri, infatti, ha anche consentito agli inquirenti di strappare dalle mani delle cosche case, ville, aziende e palazzi. L’ammontare complessivo dei beni confiscati negli ultimi 10 anni sfiora i 10 milioni di euro complessivi. L’impero segreto dei clan oggi ridotti sul lastrico