Vincenzo Lamberti

Affare falsi incidenti. Ecco tutti gli indagati, business da 1,5 milioni

Vincenzo Lamberti,  

Affare falsi incidenti. Ecco tutti gli indagati, business da 1,5 milioni

Un avvocato esperto, un giudice di pace, un medico e tanti faccendieri. Era composta così, secondo le indagini portate avanti dalla polizia stradale di Avellino e Napoli, la cricca che avrebbe messo in piedi una vera e propria organizzazione dedita alle truffe su falsi sinistri. Utilizzando, come hanno avuto modo di dimostrare, anche la statale 268 come strada principale nella quale avrebbero trovato clienti e opportunità. Secondo gli inquirenti, inoltre, il protagonista principale della cricca era l’ esperto avvocato del Foro di Avellino, Ciro Gioia, che, insieme ad alcuni colleghi “inventava” gli incidenti. Il sistema era chiaro e preciso: prevedeva sempre la presenza di un altro mezzo che, così, si rendeva irreperibile. In questo modo, con l’investitore in fuga, si poteva accedere al fondo di garanzia. Un accesso ripetuto nel tempo che ha costretto poi due avvocati a denunciare ciò che stava accadendo. I componenti della banda avevano ognuno un proprio ruolo e come in una sorta di evento scenico seguivano un preciso copione dove partecipavano di volta in volta nuovi attori che venivano reclutati dai componenti della cricca. Un affare che avrebbe fruttato un milione e mezzo di euro nei soli due anni di indagine. Non c’era però solo Ciro Gioia, originario di Napoli, ma residente a Mercogliano: agli arresti domiciliari sono finiti il magistrato dell’ufficio giudice di pace di Sant’Anastasia, Luigi Esposito, originario di Cercola che è stato arrestato a Sorrento dove risiedeva. Nella stessa vicenda è finito sotto inchiesta (ma non destinatario di misura cautelare) il collega giudice di pace Marcello De Luca. Ai domiciliari, invece, il cancelliere dell’ufficio giudice di pace Raffaele Rea e il figlio Domenico Rea. Indagato anche Mohamed Chamalieh, siriano, medico al Loreto Mare, ritenuto responsabile di aver fornito la propria competenza professionale per fabbricare falsi reperti sanitari, documenti necessari per strappare rimborsi per sinistri mai avvenuti. E ancora gli avvocati Salvatore e Nunzio Della Ragione, Margherita Di Marzio, Adele Di Matteo, tutti a vario titolo ritenuti responsabili di aver partecipato all’organizzazione dei falsi incidenti. L’indagine è partita da una denuncia delle compagnie assicurative e del Fondo di garanzia per le vittime della strada dopo una serie di incidenti stradali che presentavano tutti le stesse caratteristiche. Da Napoli il fascicolo è però passato a Roma in quanto è risultato coinvolto un giudice di pace di Sant’Anastasia. E dopo due anni di indagine, gli uomini della Polizia stradale hanno scoperchiato un vero e proprio sistema messo in piedi per costruire incidenti in realtà mai avvenuti. In sostanza, i falsi sinistri venivano sempre presentati come ‘incidenti con fuga’, con il presunto responsabile che non era mai rintracciabile. Ogni membro dell’organizzazione aveva un ruolo: c’era chi promettendo un compenso reclutava gli ‘attori’ per la sceneggiata del falso incidente e chi doveva trovare i testimoni che avrebbero reso la falsa testimonianza. La finta vittima, dopo aver dato il mandato all’avvocato, veniva a sua volta contattata da altri membri dell’organizzazione che l’accompagnavano in ospedale, dove un medico compiacente firmava dei certificati che attestavano conseguenze traumatiche in seguito all’incidente. In alcuni casi, hanno accertato ancora gli investigatori, per dimostrare le lesioni, l’organizzazione utilizzava radiografie e documenti sanitari sottratti nelle strutture sanitarie a pazienti che nulla sapevano della truffa. Una volta ottenuta la falsa documentazione, l’avvocato di Avellino inoltrava la richiesta di risarcimento al Fondo di garanzia che, per alcuni incidenti, erogava direttamente il rimborso. In quelle situazioni in cui era invece necessario l’intervento del giudice per dirimere le questioni, entravano in gioco il giudice di pace e un cancelliere compiacenti: il primo emetteva le sentenze favorevoli all’organizzazione, il secondo ‘pilotava’ i fascicoli assegnandoli al giudice. Ogni mese il sistema era così in grado di produrre decine di iscrizioni al ruolo di falsi incidenti stradali