Alberto Dortucci

Appalti & tangenti a Torre del Greco: politici e colletti bianchi ora rischiano il processo

Alberto Dortucci,  

Appalti & tangenti a Torre del Greco: politici e colletti bianchi ora rischiano il processo

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Torre del Greco. Dovranno comparire a fine aprile davanti al gip Valeria Campanile per rispondere della accuse costruite dalla procura di Torre Annunziata tra il 2011 e il 2015: accuse capaci di «dipingere» il municipio di Torre del Greco come una sorta di albero della cuccagna per spregiudicati politici e compiacenti colletti bianchi, pronti a mettere in piedi un vero e proprio «clan degli appalti» per pilotare i bandi di gara promossi dall’ente di palazzo Baronale in modo da favorire «imprenditori-amici». Ovvero, chi era disposto a mettere mano al portafoglio per oleare gli ingranaggi della macchina comunale. A sei mesi dalla chiusura delle indagini, il pubblico ministero Giuliana Moccia ha chiesto il rinvio a giudizio per otto dei 15 indagati finiti sotto i riflettori degli investigatori. Salvo, invece, chi era accusato «solo» di associazione per delinquere.

Gli imputati eccellenti

A rischiare di finire alla sbarra diversi nomi «noti» della politica all’ombra del Vesuvio: a partire da Donato Capone – ex consigliere provinciale nonché ex vicesindaco di Ciro Borriello, già travolto dallo scandalo abusivopoli-bis – fino a Vincenzo Sannino, l’assessore ai lavori pubblici fortemente voluto dal sindaco Giovanni Palomba e poi costretto alle dimissioni da un’incredibile serie di guai con la giustizia. Insieme alla coppia di imputati eccellenti rischiano il processo l’imprenditore Ciro Vaccaro – già alla sbarra per il filone camorristico dell’inchiesta, ritenuto il «tramite» dei boss con le stanze dei bottoni in Comune – e due funzionari di spicco dell’ente di palazzo Baronale: Luigi Accardo – storico impiegato dell’ufficio avvocatura – e Salvatore Loffredo, il responsabile del cimitero praticamente lasciato al proprio posto dall’attuale primo cittadino dopo lo scoppio dello scandalo. Insieme al sessantacinquenne di via Giacomo Matteotti – prossimo alla pensione – potrebbe finire a giudizio anche il figlio, Alessandro Loffredo. A completare l’elenco della cricca individuata dalla titolare dell’inchiesta gli imprenditori Rosario Maisto e Gabriele Perillo, gli unici a scegliere di essere ascoltati dal pubblico ministero la scorsa primavera.

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