Salvatore Dare

Concordia, 8 anni dalla tragedia. Schettino spera in un nuovo processo

Salvatore Dare,  

Concordia, 8 anni dalla tragedia. Schettino spera in un nuovo processo

L’ex comandante Francesco Schettino è rinchiuso nel carcere di Rebibbia dalla sera del 12 maggio 2017, quando la Corte di Cassazione respinse il suo ricorso e confermò la pena di 16 anni inflittagli dalla Corte d’Appello di Firenze. Da allora continua ad aspettare con fiducia buone notizie da Strasburgo a cui – attraverso i propri avvocati – si è rivolto per ottenere una revisione del processo. Dopo aver superato il filtro di ammissibilità, l’istanza del capitano di Meta è ancora al vaglio della Corte europea che potrebbe fissare l’udienza per le prossime settimane. Schettino auspica l’apertura di uno spiraglio per ottenere un altro processo su una tragedia incredibile, di cui oggi ricade l’ottavo anniversario. Quella maledetta notte del 13 gennaio 2012, al largo dell’isola del Giglio, la nave da crociera Costa Concordia colpì le rocce mentre navigava verso Savona.

L’incidente provocò uno squarcio di 70 metri nello scafo. Il bilancio del naufragio fu tragico: 32 morti. Schettino venne arrestato e successivamente finì a giudizio. Incidenti probatori, perizie, consulenze, tesi difensive, interrogatori e sentenze: alla fine, il capitano ha incassato 16 anni di carcere. Ma ora invoca un nuovo processo. Secondo Schettino e il suo pool legale, il capitano è stato al centro di una vicenda che presenta «sintomi di iniquità», caratterizzata da una campagna mediatica che avrebbe condizionato il processo, soprattutto quello di primo grado, dalla deroga al principio costituzionale del giudice naturale precostituito (con l’assegnazione del giudizio di appello a una sezione della Corte scelta «ad hoc») e da una sostanziale iniquità dell’intero procedimento. Proprio questi sono i punti salienti del ricorso alla Corte europea di Strasburgo. Già in passato, i legali hanno sottolineato la «pressione molto forte» che ha caratterizzato il processo e anche l’attività del pubblico ministero. Tra i punti centrali del ricorso la presunta deroga al principio del giudice costituzionale precostituito per legge. Per Schettino, la vicenda Concordia, configurando reati colposi, avrebbe dovuto essere assegnata alla terza sezione della Corte di Appello di Firenze mentre invece Schettino venne giudicato da una sezione «costituita ad hoc». A giudizio dei legali fu «una violazione dell’articolo 25 della Costituzione». Se l’esito del procedimento promosso davanti alla Corte europea sarà favorevole alla difesa, in Italia verrà avviata la revisione del processo. Ma anche se il ricorso dovesse venire bocciato, gli avvocati si attiveranno lo stesso per promuovere la revisione.

Lo stesso Schettino ha inviato una lettera a Strasburgo precisando che il ricorso «non è contro l’Italia» ma rappresenta «la richiesta di un giusto processo nel rispetto dei diritti costituzionali». L’avvocato Irene Lepre, alcuni mesi fa, disse che Schettino «si aspetta la tutela dei diritti di cittadino italiano e europeo» e sostenne che il clima che ha condizionato l’esito del processo non è attribuibile solo alla stampa «ma anche a organi istituzionali». Sul ricorso di Schettino, polemizzò duramente il leader della Lega Roberto Calderoli: «Errare è umano ma perseverare è diabolico. Ma con quale faccia capitan Schettino ha presentato ricorso alla Corte Europea di Strasburgo, contro la condanna con sentenza definitiva a 16 anni per il naufragio della Concordia per presunte violazioni dei diritti del condannato? Continuo peraltro a non comprendere come tale ricorso abbia superato un primo filtro di ammissibilità. Ma come si fa a sostenere che il processo è stato condizionato dalle pressioni mediatiche della stampa e dell’opinione pubblica? Come si fa a parlare di ingiusto processo o di diritti costituzionali violati quando quella notte sono morte 32 persone cui mai nessuno restituirà la vita. Schettino stia in carcere e se ci sono altri responsabili paghino anche loro, a prescindere dalla sua condanna».