Cocaina dal Sud America 47 anni ai narcos torresi

Salvatore Piro,  

TORRE ANNUNZIATA – Traffico di cocaina dal Sud America, “sconti” in appello per gli 8 complici di Bernardo Tamarisco. Ovvero il narcos torrese finito su una sedia a rotelle dopo un raid punitivo. Per lui, considerato dalla Dda di Napoli a capo un’associazione a delinquere finalizzata all’importazione di droga dall’Ecuador e dalla Colombia, la Cassazione ha invece già scritto una sentenza pesantissima. Una condanna a 20 anni di reclusione. La stessa pena incassata da Salvatore Civale, coinvolto nel filone-bis dell’indagine, messa in piedi nel 2014 dall’Antimafia, che svelò un presunto patto stretto dalla camorra con le ‘ndrine jonico-reggine dei Pelle-Vollari. Il processo ha svelato invece un giro internazio nale di sostanze stupefacenti sull’asse Torre Annunziata-Napoli-Sudamerica. La droga arrivava però anche dalla Spagna, in navi porta container, e sbarcava nei porti di Salerno o di Gioia Tauro. Da qui veniva infatti smerciata sul mercato calabrese. Secondo l’Antimafia era Bernardo Tamarisco a gestire dal rione Poverelli le tratte dello spaccio con l’Ecuador. Il tutto – secondo gli inquirenti – con la collaborazione del cognato Vincenzo Langiano. Anche Langiano, inchiodato dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Alessandro Montella, Claudio Scuotto e Antonio Leonardi, era stato condannato in appello a 20 anni di galera. Condanna, quest’ultima, annullata dalla Cassazione, che il 18 luglio del 2019, mentre puniva Bernardo Tamarisco, accoglieva al contrario il ricorso presentato dagli avvocati Dario Vennetiello e Alessandro Pignataro, difensori di Langiano. Per il cognato del ras di Torre Annunziata, il processo dovrà ripartire dall’inizio. In quella circostanza, i giudici accolsero però anche altri ricorsi. Quelli presentati, tra gli altri, dai legali Adriano Cafiero, Sergio Cola, Alfonso Piscino e Leopoldo Pirone, per 8 presunti sodali della holding. Tutti, ieri, hanno ottenuto uno “sconto” in appello per la sola detenzione di cocaina. Una sentenza figlia di un tecnicismo giuridico, che ha sfruttato l’ultima decisione della Corte Costituzionale sulla riduzione del minimo di pena da 8 a 6 anni. Condanne al ribasso dunque per Vincenzo Barbella (8 anni e 4 mesi); Antonio Bartolo (5 anni); Antonio Cirillo (8 anni e 2 mesi); Pasquale Corvino (9 anni e 10 mesi); Michele Pagano (12 anni e 4 mesi); Angelo Renato (6 anni); l’ex intermediario al servizio dei narcos del rione Poverelli e oggi pentito, Claudio Scuotto (3 anni e 6 mesi); Davide Scuotto (9 anni e 8 mesi). L’inchiesta partì nel gennaio 2014, ascoltando una telefonata da una cabina pubblica tra il napoletano Gennaro Iavarone, Claudio Scuotto, e il broker della droga trasferitosi in Ecuador, Salvatore Iavarone. In quella telefonata si faceva riferimento alla raccolta di danaro per estinguere il pagamento di una precedente partita di stupefacenti. La raccolta sarebbe poi servita per finanziare un altro carico. Da lì, gli inquirenti erano risaliti agli organigrammi operativi sul territorio di Torre Annunziata. Erano due organizzazioni distinte, ma collegate. La prima faceva capo ai Tamarisco. La droga partiva dal porto di Guayaquil, in Ecuador, arrivando poi a Salerno. Snodo dove – secondo l’accusa – due dipendenti addetti allo scarico delle merci nel porto recuperavano la cocaina. Il 16 febbraio 2015 vennero sequestrati 1042 chili di hashish, nascosti in un tir condotto da due stranieri. Una volta giunta sul mercato campano, la cocaina importata dai Tamarisco veniva collocata sulle piazze di spaccio grazie alla complicità di Vincenzo Barbella, pregiudicato sessantanovenne che acquistava all’ingrosso per rivendere alle famiglie del napoletano.