I Gionta dovevano sterminare i Papale

Redazione,  

I Gionta dovevano sterminare i Papale

Una strage per sterminare la colonia del clan Papale a Torre del Greco: un vero e proprio massacro per cancellare il bunker di via Fontana, la base operativa messa in piedi dai «bottoni» arrivati dalla Sicilia a due passi dal porto della città del corallo. Il tutto, utilizzando il piombo e la ferocia dei Gionta e dei Chierchia. Ovvero, gli spietati alleati di Torre Annunziata pronti a stringere un patto di sangue & soldi con i vertici della Cuparella guidata dal clan Birra. Non bastava l’omicidio di Antonio Papale – il fratello del boss crivellato di colpi davanti agli Scavi di Ercolano nel febbraio 2007- a placare la sete di vendetta dei padrini della cosca capitanata da Giovanni Birra e Stefano Zeno. La federazione criminale con base a corso Resina per vendicare la morte di Giuseppe Infante – il delitto capace di innescare una mattanza di camorra tra la fine del 2001 e l’inizio del 2010- era pronta a tutto. Perfino a trasformare la casa del clan dei «catanesi» in teatro di un massacro senza precedenti all’ombra del Vesuvio. Il clamoroso retroscena emerge dalle indagini condotte dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, con il contributo di un esercito di collaboratori di giustizia. A partire da Agostino Scarrone, la spietata bocca di fuoco della Cuparella. E’ proprio l’ex sicario del clan Birra a raccontare, in un interrogatorio agli atti della Dda, i contorni del tremendo progetto criminale immaginato dai vertici della federazione di camorra sull’asse Ercolano-Torre Annunziata. Per Agostino Scarrone, l’omicidio di Antonio Papale nacque dalla volontà di «Stefano Zeno e Vincenzo Oliviero di regolare finalmente i conti con il clan Papale». Nel mirino così finiscono proprio Antonio Papale e tutti gli uomini della cosca dei «bottoni». In particolare gli esponenti della colonia di via Fontana a Torre del Greco, roccaforte – insieme a vico Moscardino a Ercolano -, del clan. Per porre fine alla «tregua di comodo» stipulata con i rivali, i boss della Cuparella avevano «deciso di entrare in guerra contro di loro – racconta Agostino Scarrone – sterminandoli del tutto». Di qui l’idea dei padrini – raccontata dal collaboratore di giustizia – di utilizzare «i nostri alleati di Torre Annunziata, ovvero i Gionta e i Chierchia per eseguire delle stragi a Torre del Greco, dove abita parte della famiglia Papale». Il retroscena – emerso a distanza di anni – arricchisce il quadro dei progetti di morte messi in piedi sull’asse Ercolano-Torre Annunziata dalla maxi organizzazione criminale Birra-Chierchia-Gionta e rende l’’idea dello spessore e della potenza del patto di sangue: un’alleanza già finita al centro di numerose inchieste sulla faida grazie a cui sono state smantellate le principali cosche in guerra per il controllo degli affari criminali all’ombra del Vesuvio.