Pochi pm e cancellieri, penalisti contro il governo: «Così non si fa giustizia»

Ciro Formisano,  

Pochi pm e cancellieri, penalisti contro il governo: «Così non si fa giustizia»

«Vogliono farci passare per demoni. Ma se i processi si prescrivono non è colpa nostra». Maurizio Toscano, è un avvocato di Torre del Greco, un decano dei penalisti del foro di Torre Annunziata. Nella sua carriera ne ha viste tante. Ha partecipato a centinaia di processi in tutta Italia. Ma oggi scende in campo per difendere una categoria che il «populismo giudiziario», come in molti lo hanno definito, ha deciso di condannare. «Vogliono far passare il messaggio che siamo noi avvocati i colpevoli. Ma se i processi si prescrivono non è per colpa nostra, ma di un sistema che va rivisto alla radice». Al centro del dibattito c’è sempre l’abolizione della prescrizione, la famosa riforma che cancella la possibilità di estinguere un reato in presenza di una condanna in primo grado. Un provvedimento, fortemente voluto dall’ala grillina del Governo, che non piace agli avvocati, accusati di essere i principali artefici di beghe e lungaggini procedurali alla base dei processi lumaca che si chiudono senza condanne. «Io, personalmente, ho processi che vanno avanti da quattordici anni – afferma Toscano – Una volta manca il giudice, una volta il cancelliere, una volta decidono di rinviare per chissà quale motivo. Non è colpa dei giudici, per carità, giustamente danno priorità ai procedimenti più impor- tanti e di rilevanza sociale, nei quali bisogna tutelare i diritti dei detenuti. E’ colpa di un sistema che va rivisto. Ecco perché questa riforma non risolve i problemi della giustizia». Secondo Toscano, che si fa portavoce di un pensiero comune a molti avvocati, il vero limite è rappresentato dalle carenze di organico. Limiti strutturali che spesso creano un argine insormontabile alla sete di giustizia degli stessi imputati. «Avvocati e magistrati sono sulla stessa barca. A noi farebbe piacere se i processi si chiudessero in due anni e i rinvii avvenisse- ro il giorno dopo. Avere una sentenza rapida è uno dei nostri principali obiettivi. Se solo Bonafede vivesse qualche giorno con noi capirebbe che il grande male della giustizia italiana non sono gli avvocati, ma le carenze con cui tutti gli operatori del settore sono costretti a fare i conti. Ma fare una riforma del genere e condannare migliaia di perso- ne a essere imputate a vita è più semplice e conveniente di indire concorsi per magistrati e cancellieri». La pensa allo stesso modo anche Roberto Attanasio, penalista di Gragnano che punta il dito contro le lungaggini dei processi in Italia: i più lunghi d’Europa. «Con la riforma della prescrizione si sancisce in modo formale un principio barbarico, cioè che il cittadino debba rimanere in balia della giustizia penale, sia come imputato che come persona offesa del reato, fino a quando e se lo Stato avrà modo di definire la sua posizione processuale. Il processo in Italia ha già una durata irragionevole, quasi il doppio dei tempi medi europei. Intervenire sulla prescrizione piuttosto che sulle cause della durata dei processi è qualcosa di strabiliante che solo in un paese impazzito può accadere – sottolinea Attanasio – C’è sicuramente un profilo di incostituzionalità nella riforma. Lo hanno confermato centocinquanta docenti di diritto penale, procedura penale e costituzionale. Il profilo di incostituzionalità fu urlato da coloro che questa materia la studiano e la insegnano. Ma è il paradosso della nostra nazione: la conoscenza e la competenza sono un demerito e vanno ignorate». Secondo Attanasio la soluzione potrebbe essere rappresentata dal privilegiare soluzioni negoziali come «il patteggiamento o l’abbreviato». «Bisognerebbe quindi potenziare la capacità di filtro dell’udienza preliminare, perché non si possono mandare avanti i processi che poi si di- mostreranno inutili, come ora è confermato dal 50 per cento delle assoluzioni in primo grado – conclude Attanasio – Poi bisognerebbe potenziare i riti alternativi e depenalizzare. Se si interviene in questo modo, riducendo il numero di procedimenti che finiscono in dibattimento dal 90 al 30 per cento, vedrete come si accorceranno i tempi del processo».