Simonelli svela i segreti della Sangiuseppese dei miracoli: «Gruppo fortissimo»

Rocco Traisci,  

Simonelli svela i segreti della Sangiuseppese dei miracoli: «Gruppo fortissimo»

“Se la memoria non mi inganna forse riuscirei a ricordare qualche partita…”. Ogni stralcio di passato è preceduto sempre da un dubbio, come succede ai filosofi interrogati sulla vita. Gianni Simonelli ha 68 anni e la memoria imbrunita dal tempo gli addormenta la nostalgia. Chiamato “professore” per la laurea in Lettere ha allenato una ventina di squadre, senza riuscire tuttavia a catalogarle per annate, successi, spogliatoi e il distacco che ne consegue è un lascito della sua formazione classica. Una volta dichiarò che il calcio “sarebbe una cosa straordinaria se non ci fosse la domenica”, perché il pallone, come la letteratura, racconta come sono fatte le persone mentre lo stress da risultato invece le persone le trasforma. Le grandi sconfitte e le grandi imprese dipendono quasi sempre dalla tecnica individuale, mai dagli individui in se. “Se potessi tornare indietro sceglierei personalmente i giocatori, spesso mi sono fidato del gruppo a prescindere e ho sbagliato” dice Simonelli. Alla sua Sangiuseppese invece gli andò di lusso, con Carmine Tascone consulente di mercato che lo aiutò a costruire un indimenticabile capolavoro sportivo. Il cuore matematico vacilla non appena la formazione titolare riemerge dal passato come una filastrocca amica: “Di Muro, Barnabà, Sais, Caccavale, Rumolo, D’Agostino, Liguori, Pasini, Pecchi, Di Prisco, Poliselli”. Sono passati trent’anni.Per ricostruire il campionato ‘90/’91 bisogna fare un salto all’indietro, quando il presidentissimo Peppe Massa portò per la prima volta la Sangiuseppese in serie C2. Il difficile, una volta rotti i legami con l’amatissimo allenatore Mimì Gargiulo e lo zoccolo duro della promozione (tra cui Picardi, Ruocco e Cerciello), fu riadattarsi alle sane abitudini di bilancio e competere degnamente nella nuova categoria. Il girone meridionale presentava tecnici dal pelo lungo come Osvaldo Jaconi, Beniamino Cancian, Pierino Cucchi e Angelo Busetta e bisognava inventarsi qualcosa. Quando il patron venne a sapere che Simonelli, fresco di promozione in C1, aveva improvvisamente mollato il Nola per dissidi interni, andò a prenderlo fino a casa e lo portò in braccio fino a San Giuseppe. Pochi anni prima un altro sangiuseppese doc, il re del grano Pasquale Casillo, aveva pescato dal Licata in C2 uno sconosciuto tecnico cecoslovacco di nome Zdenek Zeman, profeta della zona spettacolo e miniera d’oro per le casse del Foggia. Massa vide in Simonelli il prosecutore di quel calcio tinto di vecchia Olanda e grande Milan e quando arrivarono Pecchi dal Poggibonsi, Pasini dalla Torres, Barnabà dal Fasano, Liguori dal Barletta e Aita dal Crotone la città cominciò a sentire profumo di champagne. In 34 partite la matricola terribile collezionò 11 vittorie, 16 pareggi e 7 sconfitte, finendo al terzo posto dietro le fortissime Ischia e Acireale ai tempi in cui non esistevano i playoff.Dopo cinque anni di serie C2 la Sangiuseppese tornò a impantanarsi nelle serie minori, tra fallimenti e pallide risalite, ma l’amarezza di quella stagione deriva da un’ambizione inappagata, contrastata, probabilmente il segnale di un destino imperfetto. E anche un po’ di malasorte, come sul finire degli anni ’70 quando conquistò la coppa “Giuseppe Mensitieri” battendo il Casale 3-0 sul neutro di Acerra. Il torneo federale durò appena due edizioni e la Figc non riconobbe l’ufficialità del titolo. Nell’77 i gialloblu vinsero il torneo di Promozione, raggiungendo la finale di coppa Italia Dilettanti, a Milano, contro i pavesi del Casteggio. Purtroppo finì male, 2-0 e titolo pienamente riconosciuto agli altri.La vittoria del campionato di serie D nell’89 resta la stella in bacheca di cui si conserva memoria recente. Per tradizione, tifoseria e prestigio cittadino, la Sangiuseppese meriterebbe una menzione speciale a dispetto della statistica e degli almanacchi. Purtroppo nel calcio, come nella vita, niente è più insopportabile di un applauso sfuggito alla cronaca.