Ciro Formisano

Crollo a Torre Annunziata, l’ultimo video del palazzo. Velotto: «Minacciati i miei figli»

Ciro Formisano,  

Crollo a Torre Annunziata, l’ultimo video del palazzo. Velotto: «Minacciati i miei figli»

TORRE ANNUNZIATA – Un appartamento senza finestre, senza infissi, senza porte. Il soffitto spoglio dal quale si intravedono i tubi del bagno. Sulle pareti ci sono i segni dei tramezzi rimossi e le ferite aperte dai fili di rame strappati dai muri. Poi un giardino pieno zeppo di erbacce e  quel terrazzo con vista sul mare dal quale nessuno potrà mai  più affacciarsi. E’ il 18 giugno del 2017. Una bambina di 10 anni appena, col suo cellulare, sta riprendendo la sua futura casa. Non sa, non può sapere che quel filmato girato per gioco resterà per sempre l’ultima immagine in movimento dell’appartamento dal quale, secondo periti e pm, sarebbe stata generata la strage di Rampa Nunziante.   Un filmato di pochi minuti che rischia di diventare una delle prove chiave del processo sul crollo che il 7 luglio di oltre due anni fa ha ucciso 8 persone (tra cui due bambini). Il video è stato proiettato in tribunale, a Torre Annunziata, nel corso dell’ultima udienza del processo a carico dei presunti responsabili di quell’assurda tragedia. A mostrarlo è stato uno dei principali imputati: Gerardo Velotto, l’ex imprenditore che stava acquistando l’appartamento al secondo piano, l’uomo che avrebbe commissionato – secondo gli inquirenti – i lavori che hanno poi determinato il crollo dell’immobile. Ma lui, l’imputato, non ci sta. Si presenta in aula con un faldone di carte, appunti, documenti. E persino un proiettore. «Nessuno si è accorto di nulla, nemmeno i tecnici – ripete rispondendo alle domande di giudice, avvocati e pm – Eppure sono passato io, agli occhi di tutti, per il colpevole. Intanto ho subito continue minacce, persino in quest’aula. E fuori hanno minacciato fisicamente e verbalmente anche i miei figli minori». Vicenda, quest’ultima, per la quale Velotto ha annunciato di aver presentato una denuncia penale. Nel corso della sua lunghissima deposizione, cominciata alle 14 e 57 in punto e conclusasi intorno alle 19, l’imputato ha provato a ribattere alle durissime accuse dei magistrati. Ha detto di non aver mai visto crepe nel palazzo, di non aver convocato la famosa riunione il giorno prima della tragedia con tecnici e proprietari per parlare del possibile crollo: «Volevo solo capire se i lavori legati alla colonna fecale fossero di competenza condominiale». Ha ribadito di essersi affidato ciecamente all’architetto Massimiliano Bonzani che ha definito il vero «direttore dei lavori». Ha affermato di aver denunciato sia Massimo Lafranco che il notaio Diliegro: «mi hanno fatto firmare l’atto sapendo che quell’immobile non aveva i permessi edilizi. Tutti sapevano signor giudice, solo io non ero a conoscenza di queste vicende». Una ricostruzione che però il pm Andreana Amborsino ha più volte definito «inverosimile», soprattutto alla luce delle numerose dichiarazioni rese dai testimoni che sono entrati nel palazzo e in quell’appartamento. Poi il colpo di teatro. Il video che la figlia di Velotto aveva girato nell’appartamento e che spunta fuori oggi. Un filmato innocente che diventa una prova chiave per la difesa. Secondo Velotto, come ribadito durante il fitto interrogatorio tenuto dal suo legale, l’avvocato Giuseppe Della Monica, le immagini di quel filmato girato qualche settimana prima del crollo dimostrerebbero l’assenza della famose crepe nell’appartamento. Crepe e lesioni di cui hanno parlato diversi testimoni e anche i periti nominati dalla procura. E ancora è stata mostrata in aula una foto del famoso “maschio” murario il cui cedimento avrebbe determinato il crollo. «Guardate non è assottigliato o lesionato come hanno detto tanti periti – le parole dell’imputato – c’è solo un distacco di intonaco». Velotto ha però ammesso di aver commissionato, assieme a Bonzani, la demolizione di alcuni dei tramezzi. «Io il progetto non l’ho mai visto. Lui mi disse che era in fase di ultimazione». Velotto ha anche affermato di aver lasciato Torre, per un viaggio in Spagna, per poi tornare solo pochi giorni prima del cedimento. «Il giorno della tragedia sono stato il primo ad arrivare – ha raccontato – Ma solo perché abito a pochi passi dal palazzo». Atti, foto, documenti e dichiarazioni: tutto è finito agli atti del processo. Il 5 febbraio parleranno gli altri imputati. Proveranno a difendersi, raccontando la loro verità su ciò che è davvero avvenuto in quella terribile estate di sangue e macerie.