Ciro Formisano

Torre del Greco. Soldi, appalti e forniture«In 10 anni ho pagato 200mila euro al clan»

Ciro Formisano,  

Torre del Greco. Soldi, appalti e forniture«In 10 anni ho pagato 200mila euro al clan»

TORRE DEL GRECO – Per qualche ora l’aula 215 del tribunale di Napoli diventa il centro del mondo. Sugli schermi che proiettano le facce degli imputati collegati in videoconferenza ci sono 10 volti. Dieci tra boss, generali, gregari ed esattori di quella camorra feroce e spietata che per decenni ha soffocato il respiro di una città. Una camorra  capace di strappare dalle mani degli imprenditori la bellezza di 2.000 euro al mese: 200.000 euro nel giro di 10 anni. Tanto quanto ha raccontato di aver pagato, tra tangenti e forniture “gratis”, uno degli imprenditori coraggio che ha testimoniato nel maxi-processo ai presunti signori del pizzo del clan Ascione-Papale. Venticinque imputati alla sbarra, tra cui spiccano i nomi eccellenti dei capi di quella cupola smantellata, in questi anni, dalle denunce delle vittime e dalle indagini condotte da carabinieri e procura Antimafia. Nel fascicolo messo insieme dal sostituto procuratore della Dda, Sergio Ferrigno, c’è un decennio di intimidazioni, estorsioni, minacce, raid armati per imporre la tassa della camorra. E ci sono, soprattutto, i racconti degli imprenditori che dopo essersi piegati ai clan hanno deciso di denunciare, contribuendo in maniera decisiva alle indagini che nel giro di pochi anni hanno portato dietro le sbarre qualcosa come 500 affiliati.

I racconti in aula

Nell’ultima udienza hanno testimoniato due vittime: il titolare di una impresa edile e un imprenditore che gestisce un negozio in periferia. Entrambi hanno ammesso di aver subito, per anni, le intimidazioni degli emissari della cosca fondata da Raffale ‘o luongo, il padrino defunto che ha dato vita alla dinastia criminale con base e interessi tra Ercolano e Torre del Greco. «Le tangenti si pagavano ogni mese – le parole di una delle vittime in aula – E oltre a questo spesso gli esattori del clan venivano, si prendevano materiale e altri prodotti e non pagavano mai. Questa storia è andata avanti per almeno 10 anni, dal 2000 al 2010. In tutto, tra estorsioni e merce, ho pagato qualcosa come 200.000 euro». Ma il clan non avrebbe strozzato solo i piccoli imprenditori. La camorra, in quegli anni bui, aveva messo le mani su tutto. Persino sugli appalti privati. Come la ristrutturazione di un condominio: episodio di cui ha parlato l’imprenditore edile davanti ai giudici. «Avevo ottenuto questo appalto da circa 200.000 euro – le parole della vittima – Un giorno al cantiere si presenta un uomo che era un emissario degli Ascione-Papale. Sono stato convocato nel parco della moquette, la roccaforte del clan e qui ho trattato per pattuire la tangente da pagare». La vittima, incalzata dalle domande del pubblico ministero, ha raccontato che i boss gli avevano proposto un accordo in percentuale. «Volevano il 4% dell’appalto ma io non ero in condizione di pagare. Così ci siamo accordati per una tangente complessiva da 4.000 euro da pagare con rate mensili». E così alla fine di ogni mese gli esattori del clan si sarebbero presentati al cantiere per riscuotere i soldi. Un tormento andato avanti per anni. Con quei soldi la cosca – così sostengono gli inquirenti – avrebbe finanziato la sanguinosa guerra di camorra che ha visto contrapposti i soldati della moquette contro gli acerrimi rivali del clan Birra-Iacomino.

Gli imputati eccellenti 

A tirare i fili di quel sistema ci sarebbe il gotha di quella cosca. Boss di primo piano come Ciro Montella, figlio del netturbino ucciso a Torre del Greco nel 2007 e cugino di Ciro Gaudino, il pentito che ha fatto scoprire ai pm le discariche dei veleni sul Vesuvio: le discariche della camorra. Luigi Nocerino, il boss del racket ai cantieri edili. E ancora Giovanni, Mario e Michele Ascione, i discendenti diretti di quella dinastia criminale. Nella prossima udienza parlerà un altro imprenditore coraggio. Un altro rappresentante di quell’associazione anti-racket che grazie al lavoro incessante di magistrati e forze dell’ordine ha regalato un’altra vita ai cittadini di Ercolano.