La lenta agonia delle edicole. I giovani possono salvarle

Redazione,  

La lenta agonia delle edicole. I giovani possono salvarle

Il calo delle vendite dei quotidiani sta irreversibilmente mettendo in crisi le edicole, come testimoniato da un’inchiesta di Repubblica che racconta di una chiusura media di due chioschi al giorno e, vani risultano essere anche i tentativi di allargare l’offerta. Secondo la Federazione dei giornali, il numero delle edicole non supera le 11mila unità rispetto alle circa 36mila risalenti all’inizio del millennio, tuttavia, c’è da constatare che con la riforma Bersani a fine anni Novanta, è possibile acquistare delle copie di giornale anche in altri punti vendita come: bar, supermercati, pompe di benzina e autogrill. Le ragioni di tale tracollo sono da attribuire sia allo sviluppo tecnologico, che sta sostituendo la carta stampata con l’informazione via smartphone (l’effetto collaterale per il lettore è il rischio di imbattersi in fake news o notizie sponsorizzate e quindi pilotate), sia ai costi eccessivi per la distribuzione, che diventa più esosa in provincia. In ogni caso, oltre a un motore economico, si sta perdendo un mestiere che appartiene alla nostra tradizione. Le edicole rappresentavano, e rappresentano dove resistono, dei veri e propri luoghi di incontro culturale quotidiano. Finalmente, però qualcosa si muove. A Milano, l’imprenditore Andrea Carbini ha dato vita al progetto “Quisco”, con l’intento di porre rimedio alla decennale crisi delle edicole, vendendo giornali in giro con l’Apecar. Un’idea brillante che pare funzionare e che cambia il paradigma: non più il lettore in edicola ma l’edicola dal lettore. Tornando al calo delle vendite il fenomeno ha colpito soprattutto le piccole città dove si sente particolarmente il peso dei costi della distribuzione. Luigi Quartuccio, proprietario delle Baia del Fumetto, è uno degli ultimi tenaci edicolanti di Torre Annunziata, città che negli anni d’oro contava addirittura un distributore di zona esclusivo che serviva l’area torrese e boschese.

Cosa ne pensa del calo di vendite dei giornali?

«Purtroppo questo è un problema che va avanti da anni e che continua a peggiorare. I motivi sono essenzialmente due: il primo è la percezione di avere l’informazione direttamente da internet in maniera gratuita (anche se non è così, visto che concediamo ai grandi editori della Rete la nostra identità che viene veicolata per fini commerciali, nda). Il secondo aspetto è lo scarso interesse delle nuove generazioni verso i quotidiani o le riviste».

Pensa che siano queste le cause principali della chiusura di molte edicole? 

«No, accanto al problema della caduta delle vendite c’è anche un discorso da fare sui distributori. Molte volte noi edicolanti riceviamo forniture di merce invendibile, che però ci viene imposta lo stesso. Solo dopo mesi possiamo restituirla se invenduta in cambio di risarcimento. In questo caso c’è bisogno però di un continuo controllo della merce che si possiede in magazzino, e a farne le spese è l’edicolante vecchio stampo che non ha a disposizione strumenti digitali per la gestione delle entrate e delle uscite, e che quindi non riesce a ridare indietro tutto ciò che non ha venduto».

Qual è la sua strategia?

«Ho aperto 26 anni fa, dopo i primi anni ci siamo accorti di doverci muovere in altri settori. In passato la mia esperienza più felice è stata aprire una fumetteria, poi siamo passati dai giochi di ruolo, ma tutto è stato sostituito dal fenomeno internet, quindi ci siamo soffermati sulla creazione di una ludoteca, proponendo lavori di decoupage e artistici ai bambini, ma anche persone più adulte. Adesso, invece, ci occupiamo principalmente dei servizi online, come ad esempio le ricariche».

Ci sono agevolazioni in favore degli edicolanti da parte dello Stato?

«C’è una legge per ridurre le imposte per i lavori che sono collegati all’editoria. Per il resto non esistono fenomeni tangibili a sostegno delle edicole. Bisogna sensibilizzare i ragazzi a leggere solo così le edicole non scompariranno definitivamente».

Giampiero Buono, Carlo Caldarelli

Liceo Pitagora-Croce – Torre Annunziata