La Shoah parola per parola. E molte sono ancora attuali

Redazione,  

La Shoah parola per parola. E molte sono ancora attuali

La giornata della memoria ha come obiettivo principale quello di sensibilizzare su ciò che tragicamente è accaduto nel nostro passato, con lo scopo di farne tesoro per poter essere persone migliori. Per evitare che tutto questo accada di nuovo, bisogna rendersi conto di quello che questo triste fenomeno ha portato con sè. Di seguito vi proponiamo alcune parole che sono state usate per indicare la Shoah.

GENOCIDIO Secondo la definizione adottata dall’ONU, per genocidio si intende «l’insieme degli atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso». Il termine fu coniato da Raphael Lemkin, giurista ed esperto del genocidio armeno, che sentì il bisogno di un neologismo per poter descrivere l’orrore dell’Olocausto e i fenomeni di persecuzione di gruppi nazionali, razziali, religiosi e culturali. Alcuni tra i principali casi storici in cui è stato riconosciuto l’utilizzo di questo crimine a livello internazionale sono la guerra in Bosnia ed Erzegovina, il genocidio del Ruanda, l’Olocausto durante la Seconda Guerra Mondiale, e il genocidio armeno. Nel settembre 2015 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite stabilì il 9 dicembre come Giornata Internazionale per la commemorazione delle vittime di genocidio, data in cui si celebra l’anniversario dell’adozione della Convenzione sul genocidio del 1948.

Cecilia Inghilterra Giovanni Pasquale Calabrese

ANTISEMITISMO E’ un sentimento, una teorizzazione o un comportamento di avversione, disprezzo, discriminazione o persecuzione contro gli ebrei. In alcuni casi è violento, come nella Shoah. L’antisemitismo è sempre basato su stereotipi e pregiudizi, ossia sull’assegnazione a tutti gli ebrei di caratteristiche uguali.

Miriam D’Auria Anna Sabatino Martina Pescina

XENOFOBIA Attualmente la xenofobia è diffusa in molte nazioni del mondo, soprattutto quelle alimentate dal problema dell’immigrazione. Questa fobia porta a percepire come un pericolo per la sicurezza la presenza di persone “diverse”. La xenofobia nasce dalla paura da parte dei cittadini di essere privati delle proprie risorse come il lavoro e la casa. Generalmente si manifesta con ostilità e pregiudizi verso la cultura di altri paesi. Spesso un popolo usa questo atteggiamento per indicare la propria superiorità culturale, e a volte può trasformarsi in forme di razzismo. È proprio questo  atteggiamento di avversione per tutto ciò che è straniero ad aver condizionato le azioni dell’allora Germania Nazista. L’Italia già da molti anni è il centro di una realtà multiculturale in continua crescita. A livello politico sono vari i partiti che esprimono questo tipo di paura condizionando le menti con una certa chiusura verso gli stranieri. Ma  “Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri” (Oscar Wilde).

Anita D’Angelo Virginia Silvestri

PIETRE D’INCIAMPO quando i nazisti venivano a prenderti, spesso non avevi neanche il tempo di rendertene conto. Vite intere che cambiavano in pochi istanti. Ma il nazismo la guerra l’ha persa, e il mondo intero non ha voluto dimenticare. Ecco perché nel 1995, l’artista tedesco Gunter Deming ha iniziato a creare le stolpersteine o più comunemente “pietre d’inciampo”. Piccole targhe d’ottone della dimensione di un sampietrino collocate davanti alle abitazioni delle vittime delle deportazioni durante l’Olocausto e che ne riportano i nomi, le date di nascita e di morte, e i luoghi dove furono imprigionati e,tante volte,sterminati così da non lasciarle nel dimenticatoio. L’espressione “inciampo” deve dunque intendersi non in senso fisico, ma visivo e mentale, per far fermare a riflettere chi vi passa vicino e vi si imbatte, anche casualmente. In più di 11 anni, le “pietre d’inciampo” commemorative sono state più di 56.000, sparse tra tutti i paesi europei toccati dall’occupazione nazifascista. Il 28 gennaio 2010 in Italia furono posate le prime e fino ad oggi siamo arrivati a 1038.

Giorgia Somma Carmen Salvati

PULIZIA ETNICA L’espressione “pulizia etnica”, entrata in uso negli anni novanta, si riferisce alla rimozione forzata di una minoranza etnico-culturale al fine di preservare l’identità e la purezza di un gruppo etnico. Uno degli esempi più noti, è sicuramente rappresentato dallo sterminio ebreo applicato in Germania tra il 1933 e il 1945 attraverso la soppressione e la deportazione in campi di sterminio. La “razza ariana” era ciò a cui la Germania nazista aspirava e a tal proposito, tutti coloro che potevano ostacolare simile aspirazione, vennero privati della propria vita. Il concetto di pulizia etnica sembra essere ormai lontano, ma non è così e riguarda anche il nostro paese. Esso può definire parte dell’attuale situazione politico-sociale italiana. Il concetto, rievocato più volte dal segretario della Lega, Matteo Salvini, descrive uno dei suoi obiettivi politici: fermare il flusso di immigrati al fine di preservare l’identità del paese.

Giulia Sansone Lucia Iezza

GHETTO Nel 1516 a Venezia nasce la denominazione ghetto, che stava ad indicare il raggruppamento di minoranze razzialmente e socialmente escluse dalla comunità.Il Ghetto veneziano ha avuto vita fino al 1797 quando fu aperto definitivamente.Inizialmente gli ebrei potevano possedere terreni e fabbricati. Solo successivamente il ghetto assunse il significato di quartiere povero. Dalla seconda metà del XX la comunità ebraica venne nuovamente separata dal resto della popolazione perché ritenuta nemica della patria .Negli anni sessanta negli Stati Uniti d’America costringevano spesso gli afroamericani delle aree urbane a vivere in ghetti. Esempi di quartieri di immigrati sono Little Italy, Little Sicily e Chinatown che oggi rappresentano luoghi storici da visitare. In tutto il mondo esistono ancora ghetti come le Banlieue di Parigi che allontana dalla città gli individui più poveri e ritenuti più pericolosi come gli immigrati.

Immacolata Maresca Serena Bruno

CAMPI DI CONCENTRAMENTO Il primo campo di concentramento, Dachau, fu aperto nel 1933, vicino a Monaco, in Germania. Tra il 1933 e il 1945, i nazisti crearono più di 40.000 campi di concentramento in Italia, Germania, Polonia e altri Stati. Al loro interno erano rinchiusi coloro che venivano considerati nemici dello Stato: ebrei, comunisti, socialisti, rom e omosessuali. Lo scopo principale era l’eliminazione di massa dei prigionieri, attuata tramite camere a gas. Durante la seconda guerra mondiale, nei campi di sterminio, vennero uccisi più di 3 milioni di ebrei. Solo un piccolo numero di coloro che furono imprigionate riuscì a sopravvivere. Oggi questo tipo di atrocità è tutt’altro che scomparso. Ci arrivano ancora notizie sconvolgenti riguardo campi di concentramento in Cina per gli islamici. Di bassa copertura mediatica sono anche quelli in Cecenia (Russia) per gli omosessuali e quelli in Libia per i migranti. I prigionieri di questi campi vengono allontanati dalle proprie famiglie, costretti a lavori forzati e torturati fino alla morte.

Maria Antonietta De Rosa Annachiara Lepore