L’importanza di informarsi. Ecco perché nasce «Libera(mente)»

Redazione,  

L’importanza di informarsi. Ecco perché nasce «Libera(mente)»

“Libera(mente)” è una pagina Instagram che nasce da un progetto, una storia e un desiderio molto profondi. Ideata da sei studenti della quinta A linguistico del liceo Pascal, a scopo informativo e di sensibilizzazione verso alcuni temi di attualità, come la disparità di genere, l’ambientalismo e molti altri,“Libera(mente)” si basa sull’idea che la scuola debba formare gli studenti a diventare dei cittadini. Cercare di trasmettere le speranze di Alessandra Federico, Gennaro Salvati, la determinazione di Anna Avvisati, la gentilezza di Christian Izzo, l’entusiasmo di Alessia Nastri, la prontezza di Gaia Vitiello attraverso qualche riga risulta davvero difficile, quindi vi riporteremo le loro parole, in una breve intervista.

Come è nata l’idea di creare “Libera(mente)”?

«Libera(mente)» è nata in un’assemblea di classe. Inizialmente volevamo creare un collettivo femminista, ma interfacciandoci con i nostri compagni di classe, che sono molto aperti, cosa di cui andiamo molto fieri, abbiamo pensato insieme di aggiungere altri temi».

Come l’avete messa in pratica?

«Innanzitutto, abbiamo deciso di creare una pagina Instagram per diffondere l’idea fra gli studenti e farci conoscere. Siamo autofinanziati, quindi con i pochi centesimi raccolti in classe abbiamo stampato dei manifesti e abbiamo iniziato ad appenderli per le bacheche della scuola e in palestra. Su Instagram abbiamo anche parlato delle manifestazioni, come quella delle Sardine, di cui non parliamo dal punto di vista politico. Infatti abbiamo scelto di non indirizzarci troppo politicamente perché non vogliamo escludere nessuno, vogliamo comprendere tutti. Non c’è uno spirito politico dietro le manifestazioni che condividiamo ma una semplice voglia di informare».

Perché il nome “Libera(mente)”? «Non è stato facilissimo trovare il nome, ma è stato divertente. Abbiamo fatto un’assemblea di classe e naturalmente abbiamo pensato ad altri nomi, come ad esempio “Giovani Ribelli” o qualche acronimo inglese, ma non erano così di impatto. Volevamo che fosse immediato e alla fine abbiamo scelto “Libera(mente)”, che ha allo stesso tempo due significati: liberamente perché sei libero di pensare ciò che vuoi, dire ciò che vuoi e questo ti porta anche a liberare la tua mente».

Che riscontro avete avuto sia per quanto riguarda la pagina Instagram che per quanto riguarda il gruppo Telegram?

«Siamo molto contenti dei risultati che stiamo ottenendo. Ne abbiamo parlato anche dal vivo con altre classi e i ragazzi ci stanno anche proponendo idee, ma anche altre iniziative a cui stiamo lavorando».

Qual è il vostro scopo?

«Informare e creare dibattito. Nella nostra classe c’è sempre stata occasione di fare dibattiti su tutto e discutendo tra di noi cresciamo sempre di più quindi abbiamo pensato di estendere questa cosa a tutto l’istituto. Vorremmo cambiare la mentalità delle persone, il nostro scopo è far ragionare le persone più tradizionaliste. Vorremmo spingere le persone a scioperare, a discutere, quindi far nascere un occhio critico con il quale analizzare le diverse situazioni, il tutto sottolineando che, comunque, non ci sentiamo superiori a loro, è qualcosa che avviene insieme, un aiuto reciproco. Vorremmo andare a pulire le strade e le spiagge, come ci avevano proposto, quindi creare un gruppo che possa fare questo in maniera concreta conoscendo però ciò che c’è dietro. Vorremmo che il progetto si espanda, infatti abbiamo creato per questo un gruppo su Telegram. Sarebbe davvero una grande soddisfazione fare un collettivo, magari occupando uno dei posti a Pompei. Perché troppo spesso la nostra generazione viene criticata ingiustamente, ci vengono additate parole brutte, come ad esempio che siamo degli scansafatiche, che non abbiamo idee e noi vogliamo essere la prova che ciò non è vero. Se ci danno la possibilità possiamo fare qualcosa di importante perché non siamo solo quelli sul divano con il telefonino. E se non ce la danno, la possibilità, ce la prendiamo comunque».

Alessia Vitiello

Liceo Pascal – Pompei