Perché il mondo non finisca davvero così

Redazione,  

Perché il mondo non finisca davvero così

Anno 2042. Un futuro distopico, non tanto lontano da noi. Un futuro dove i cambiamenti climatici non sono stati fermati. Sara, una ragazza poco più che ventenne, figlia di un uomo potentissimo che è stato di recente assassinato, cerca di sfuggire al mondo che cambia, adattandosi suo malgrado ad una vita fatta sempre più di stenti. Scritto a quattro mani da Giuseppe Civati e Marco Tiberi, il romanzo  breve  “Fine” è stato pubblicato dalla casa editrice People, fondata da Civati, nel 2019.

Il libro è caratterizzato da svolte della trama improvvise che non stupiscono, dato il passato da sceneggiatore di Tiberi, e rendono il libro scorrevole, piacevole da leggere, a tratti spiazzante per i molti colpi di scena. Gli autori hanno voluto dare un’impronta catastrofista al romanzo: non essendoci un lieto fine, il cambiamento climatico viene visto come una livella davanti alla quale nemmeno una persona di famiglia potente come Sara riesce a salvarsi.

La vicenda è narrata dalla prospettiva di Sara, la quale non ha mai creduto realmente ai cambiamenti climatici, così come la società che viene descritta, e che inizialmente, dopo la morte del padre, assume il tipico atteggiamento dei “figli di papà”, ossia un “tanto me la cavo sempre” oppure un “vabbè cosmico”, come gli autori scrivono.  Però il mondo attorno a Sara cambia, inesorabilmente, e lei non riesce a cambiare, come purtroppo accade per molte, troppe persone di oggi: quando capiranno che bisogna cambiare stile di vita, sarà già troppo tardi.

Il libro è scritto con linguaggio semplice ma curato, permettendo al lettore di immedesimarsi in poco più di cento pagine in un mondo apparentemente lontano ma così terribilmente vicino a noi. Nella conclusione la protagonista assume un atteggiamento molto simile a quello di Danae nel suo celebre lamento: Sara con le ultime forze cerca di proteggere il figlio che ancora deve nascere, sperando ogni giorno che la gestazione si allunghi  perché ha paura del futuro per suo figlio. “Fine” non lascia tanto spazio a descrizioni, racconta solamente le cose essenziali. Civati e Tiberi hanno detto che è stata una scelta consapevole, quasi metaforica: “poche parole perché non si può sprecare più nulla”.

Davide Capricano

Liceo Croce-Pitagora – Torre Annunziata