Corallari in fuga dall’Asia. Il coronavirus fa crollare gli affari degli orafi torresi

Redazione,  

Corallari in fuga dall’Asia. Il coronavirus fa crollare gli affari degli orafi torresi

La psicosi coronavirus contagia anche il mercato. E tra esportazioni bloccate e business a rilento, la malattia più temuta dell’anno rischia di mettere in ginocchio anche gli affari del polo orafo. E sì perché l’Asia è oggi il principale motore di guadagno per le imprese italiane del settore. Al punto che centinaia di aziende, circa 230, hanno deciso di investire in eventi ed esposizioni in questa fetta di mondo. E tra queste imprese ben 25 sono le ditte di Torre del Greco, la città del mare e soprattutto del corallo: la patria degli intarsiatori che hanno trasformato questo lavoro in un’arte, affascinando imprese e clienti vip in ogni angolo del pianeta. Il coronavirus, però, ha messo a rischio uno snodo chiave dell’economia globale. L’AsiaWorld Expo, Jewllery& Gem Fair, Hong Kong è la fiera del gioiello più famosa e apprezzata del mondo. Un evento globale attorno al quale girano cifre a nove zeri. Ma a causa del coronavirus, proprio nei giorni scorsi, è stato deciso di annullarla. Che tradotto vuol dire: niente compratori, niente rapporti con le grandi imprese per scambi commerciali, niente business attorno al rosso del corallo: colore molto amato in terra cinese. La fiera era prevista a febbraio, ma la psicosi legata al virus ha bloccato tutto.  La Jewllery& Gem Fair è stata così posticipata a maggio, salvo nuovi colpi di scena. Una decisione presa direttamente dal Governo cinese, da Assocoral ed Ice. «Recarsi a Hong Kong in questo momento è troppo rischioso, oltretutto c’è da considerare lo stop al traffico aereo da e verso la Cina», le motivazioni alla base del prevedibile rinvio. Un provvedimento che impedirà a decine e decine di commercianti di Torre del Greco di svolgere la tradizionale fiera di febbraio. In meno di un anno, tra l’altro, è la seconda volta che la fiera di Hong Kong, mecca per gli orafi, rischia il blocco: anche a giugno, a causa delle rivolte popolari, gli organizzatori dell’evento erano sul punto di bloccare la fiera, con un danno cospicuo per gli imprenditori

La psicosi

Una decisione comunque prevedibile. Basta pensare che proprio a Hong Kong, qualche giorno fa, c’è stata la seconda persona morta a causa della malattia fuori dal territorio conese: epicentro del contagio. Si tratta di un 39enne che era arrivato dalla città di Wuhan, città resa celebre in questi giorni come “patria” del coronavirus. L’ospedale di Hong Kong ha riferito che il paziente aveva dolori muscolari, poi seguiti da febbre, ed era trattenuto in unità d’isolamento, ma per lui non c’è stato nulla da fare. Tuttavia, ci sarebbero – secondo la Commissione Sanità – centinaia di altri contagi nell’ex colonia britannica e dunque, recarsi per una fiera appare una scelta al quanto azzardata, ma soprattutto poco produttiva. Hong Kong ha chiuso, a sua volta, il traffico aereo da e verso la Cina.

Le paure

Non solo c’è rabbia per il continuo stato di agitazione a Hong Kong, iniziato ormai a giugno, quando sono cominciati gli scontri tra attivisti pro-democrazia e Pechino, legati alla legge sull’estradizione in Cina. Già lo scorso anno, infatti, a causa delle rivolte sono saltati numerosi affari per le famiglie di Torre del Greco, ma adesso è arrivata un’altra doccia gelata. «Capiamo l’allerta, ma così uccidono gli affari – la rivolta degli imprenditori – bloccare due fiere in così poco tempo è una scelta contro produttiva, è l’ultima mazzata a un settore che ormai si sta estinguendo». I numeri E senza l’appoggio dei mercati asiatici il polo orafo italiano rischia davvero il tracollo. E a pagarne le spese potrebbero essere soprattutto le piccole e medie imprese del settore. Hong Kong e la Cina, infatti, sono i primi mercati per l’esportazione di gioielli italiani. Il giro d’affari di questo business, secondo gli esperti, ammonta a circa 6 miliardi di euro. Numeri giganteschi costruiti anche grazie ai legami costruiti nella famosa fiera dei gioielli. E così il coronavirus, oltre a mettere a rischio la vita di migliaia di persone, ora rischia di mandare gambe all’aria anche decine di imprenditori che – a causa della crisi finanziaria italiana – avevano provato a rilanciare il “brand” di Torre del Greco puntando tutto sul mercato orientale.