Giovanna Salvati

Crollo, ombre sul super testimone. «Menichini mente per vendetta»

Giovanna Salvati,  

Crollo, ombre sul super testimone. «Menichini mente per vendetta»

TORRE ANNUNZIATA –  «Mario Menichini parla solo per vendetta, persino il padre disse che non stava bene. Ha denunciato tutti perchè non gli ho concesso un prestito». E’ Vincenzo Scognamiglio a parlare in aula. Lui, citato nella scorsa udienza dall’uomo che accusa l’avvocato Massimiliano Lafranco, Mario Menichini, è stato ascoltato nell’ambito del procedimento per la strage di Rampa Nunziante: il crollo della palazzina che il 7 luglio del 2017 ha ucciso otto persone. Mario Menichini – ascoltato in una precedente udienza – aveva raccontato ai magistrati del rapporto tra Vincenzo Scognamiglio – uomo con precedenti penali per droga – e l’avvocato Lafranco. Accuse pensati sulle quali Menichini aveva tracciato un quadro pieno di ombre: dai rapporti con il presunto narcos dei Gionta ad affari per vendita-acquisto di auto dall’estero. A parlare in aula è proprio Scognamiglio che senza mezze parole replica a tutte le accuse «Conosco Lafranco perchè è il mio avvocato e non ci vedo nulla di male, ogni tanto veniva anche nel bar dove lavoro. Menichini gliel’ho presentato io perchè aveva bisogno di una consulenza per un suo problema immobiliare. I rapporti con Menichini si sono inclinati quando mi ha chiesto soldi e io non ho concesso il prestito».

E ancora «ha iniziato a minacciare Lafranco, lo voleva denunciare per tutte le calunnie ma mi sono messo in mezzo io, c’è stato un incontro chiarificatore con il padre che in quell’occasione ci disse che il figlio aveva problemi». Replica anche alle dichiarazioni sugli affari nel settore automobilistico: «ma non li aveva con Lafranco ma con me, Menichini aveva costituito una società da solo, io prendevo qualche macchina da lui ma non con Lafranco: con l’avvocato lui era arrabbiato perchè lo riteneva responsabile di una sua causa ecco perchè poi ci chiamava e ci ha detto che ci voleva rovinare, ci avrebbe denunciato alla finanza». A supporto delle dichiarazioni di Scognamiglio arriva in aula anche un suo collaboratore. Si tratta di Antonio Leveque.

Non si sottrae alle domande del pubblico ministero Andreana Ambrosino e sulla scia del suo datore di lavoro ripercorre le tappe dell’amicizia con Mario Menichini. «Io e lui siamo amici da anni – ha spiegato – ma poi i rapporti sono andati un po’ scemando ma lui nei giorni scorsi mi ha anche avvicinato e minacciato». Il pm e il giudice balzano dalla sedia e chiedono un chiarimento. «Lui sapeva che dovevo testimoniare a me ancora non era stata notificata nessuna convocazione ma lui sapeva che dovevo essere ascoltato L’ho incontrato davanti alla salumeria, io ero con mia moglie.

Sono sceso dalla macchina perchè mi voleva parlare ma mi ha consigliato di non testimoniare, di farmi i fatti miei perché sennò mi avrebbe rovinato. Io non ho replicato. Sono stato in silenzio, anche perchè è comunque un mio amico e mi dispiace». Ma è il pm ad incalzare cercando di ricostruire i tempi dell’evento. «Ma se lei non sapeva di dover essere ascoltato come è possibile che lo sapesse lui, nemmeno io lo sapevo» replica il pm. Levenque sorride e con ironia ribatte «appunto, melo chiedo anche io». Ultima teste ad essere ascoltata è stata invece l’avvocato civilista Virginia Chierchia.

E’ lei ad aver curato la pratica di Mario Menichini: «un incarico che avevo avuto dal collega Lafranco – dice – ma Mario Menichini era ossessionato da Lafranco, lo citava in continuazione». Poi aggiunge «Avevo ricevuto il mandato per seguire la vicenda ma Lafranco non c’entrava nulla con il loro caso, si trattava di una vicenda immobiliare, ma una procedura anziana risalente al 2009 che sicuramente non sarebbe già andata a buon termine ma per Menichini importava poco, se la prendeva sempre con Lafranco e sono stata costretta a cacciarli dal mio studio in uno degli ultimi incontri perchè avevano esagerato». Racconti questi che si aggiungono ad uno scenario senza dubbio sempre più inquietante.