Il virus Cina minaccia il turismo. Gli operatori: «Danni milionari»

Teresa Palmese,  

Il virus Cina minaccia il turismo. Gli operatori: «Danni milionari»

L’ipotesi ottimistica è di un calo del 30 per cento delle presenze turistiche cinesi, ovvero oltre un milione di visitatori in meno, senza contare la flessione globale dei turisti stranieri. Il bilancio della crisi del turismo generata in Italia dall’incubo coronavirus è di una perdita complessiva di 13,3 milioni di presenze, con danno diretto per il mercato di 1,6 miliardi. E’ la fotografia allarmante elaborata dal Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo, confermata dalle associazioni turistiche della Campania. Il rischio di un crollo delle prenotazioni è già in agguato. «A Pompei non abbiamo ancora contezza dei possibili danni – afferma Rosita Matrone, presidente di Federalberghi, nei prossimi giorni impegnata alla Bit di Milano – Ma è chiaro che ci sono dei rischi concreti. Gennaio è storicamente un mese morto in termini di visite e prenotazioni, ma tra febbraio e marzo potremmo già constatare il crollo prodotto dalla psicosi generata dall’epidemia arrivata da Wuhan per le prenotazioni relative all’alta stagione. Al di là dell’affare turismo che potrebbe crollare, c’è da considerare anche il rovescio della medaglia. C’è la volontà, da parte dei titolari delle strutture ricettive, di tutelare gli altri ospiti e i dipendenti che vi lavorano. E’ chiaro che non intendiamo fare alcuna discriminazione, ma attraverso i portali di prenotazioni – a partire da booking – cerchiamo comunque di controllare la provenienza dei visitatori che prenotano in maniera indiretta e non con un contatto tramite noi. C’è da gestire al meglio una situazione difficile e che stiamo monitorando giorno dopo giorno, l’attenzione è altissima». Un’analisi confermata anche da Polisto Amitrano, tra i rappresentanti del distretto turistico di Pompei-Monti Lattari-Valle Sarno. «La situazione è complessa e anche ridicola – dice senza mezzi termini -. S’è generata un’informazione irresponsabile sul coronavirus, che probabilmente farà meno danni di un’influenza di stagione. La conseguenza è un isterismo generale, preoccupante. A Pompei, almeno per il momento, non abbiamo registrato cali. Questo perché il mercato orientale si muove più in inverno e dunque è difficile ora dare una valutazione. Ma se l’isterismo fosse confermato, già dai mesi prossimi noteremo una flessione che ha già travolto, ad esempio, Venezia e Viareggio per quanto riguarda le manifestazioni di Carnevale». Predica calma, invece, Costanzo Iaccarino, presidente Federalberghi Campania e penisola sorrentina: «Speriamo che tutto si risolva nel più breve tempo possibile. Sia chiaro: in penisola sorrentina, ora, la maggioranza delle strutture è chiusa. E il mercato asiatico rappresenta solo una piccola fetta di presenze». A Sorrento, ogni anno, ci sono 10, 15mila cinesi. «Non bisogna alimentare la psicosi – conclude Iaccarino – E’ cruciale fare corretta informazione oltre che prevenzione. Come categoria ci stiamo muovendo pure con una sorta di vademecum per le contromisure da adottare nelle strutture. La speranza è che quest’incubo possa sfumare quanto prima ed evitare di incidere negativamente sull’indotto italiano e, in particolare, campano». Almeno per adesso, alle associazioni di categoria della penisola sorrentina, non sono sinora pervenute indicazioni e stime circa disdette o prenotazioni.