Nomine d’oro al Comune di Torre del Greco: gli atti del bando in mano alla Finanza

Alberto Dortucci,  

Nomine d’oro al Comune di Torre del Greco: gli atti del bando in mano alla Finanza

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Torre del Greco. I fari della guardia di finanza si accendono sul bando per la nomina dell’avvocato capo del Comune e nuove ombre si allungano su palazzo Baronale. Non bastassero le grane e le controversie giudiziarie relative all’appalto per la raccolta dei rifiuti in città, l’amministrazione comunale targata Giovanni Palomba dovrà ora fare i conti con l’ennesima inchiesta aperta dalla procura di Torre Annunziata. Pronta a fare luce sulle procedure adottate dall’ente di largo Plebiscito per la scelta del dirigente a tempo pieno e determinato del settore affari legali. Una questione finita al centro di feroci polemiche politiche già all’epoca dei fatti, quando esponenti di maggioranza e opposizione – rispettivamente l’avvocato Gaetano Frulio e l’ex vicesindaco Romina Stilo – non esitarono a contestare la «promozione» dell’avvocato Antonioluigi Iacomino. Il primo ventilò l’ipotesi di ricorsi al Tar Campania, la seconda arrivò prima a protocollare un’interrogazione a risposta scritta in consiglio comunale e poi a presentare un esposto alle autorità competenti.

Le dimissioni-giallo

A metà novembre del 2019, il legale diventato simpatizzante di Italia Viva – al punto da partecipare alla prima assemblea nazionale della «creatura» fondata dall’ex premier Matteo Renzi – presentò, a 11 mesi dall’assunzione, le dimissioni per «motivi personali» poi diventate irrevocabili a metà dicembre del 2019. L’improvviso addio di Antonioluigi Iacomino scatenò qualche preoccupazione all’interno della carovana del buongoverno – già falcidiata dallo scandalo del voto di scambio, costato l’arresto e la poltrona a Stefano Abilitato nonché la sospensione dalla carica di consigliere comunale al politico-poliziotto Ciro Piccirillo – e fare «drizzare le antenne» alle forze dell’ordine del territorio. Così, a fine gennaio 2020, le fiamme gialle guidate dal comandante Pietro Insalata si sarebbero presentate a palazzo La Salle – la centrale operativa del Municipio – per acquisire tutti gli incartamenti del «bando dei veleni». Al centro delle attenzioni dei finanzieri, in particolare, sarebbero finiti i requisiti di accesso e le domande presentate dai vari candidati a una poltrona da 100.000 euro l’anno per tre anni: atti su cui, adesso, toccherà alla magistratura fare piena luce.

La selezione-bis

Il retroscena è emerso proprio alla vigilia del nuovo avviso pubblico firmato da Massimiliano Palumbo, responsabile del settore servizi finanziari dell’ente di largo Plebiscito. Secondo i rumors circolati a palazzo Baronale e non solo, diversi politici vicini alla maggioranza avrebbero «gradito» la riproposizione puntuale della procedura già adottata in passato. Perché i requisiti di accesso avrebbero consentito un’eventuale candidatura dell’avvocato Nino Coccoli, l’ex candidato a sindaco di Pompei – sonoramente sconfitto al primo turno da Pietro Amitrano nel 2017, al punto da non riuscire a entrare a palazzo De Fusco neanche come consigliere comunale – recuperato a Torre del Greco come consulente giuridico del sindaco grazie all’intercessione dell’assessore Gennaro Granato. Insomma, un nome di fiducia per la coalizione guidata dallo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio. Ma, proprio alla luce degli accertamenti portati avanti dalla guardia di finanza, il nuovo bando prevede requisiti meno soggetti – a dispetto della facoltà finale del sindaco di individuare il professionista di propria fiducia risultato «idoneo» alla selezione – a interpretazioni discrezionali. La nuova procedura è stata approvata attraverso un’apposita determina dirigenziale del 29 gennaio – la responsabile è stata individuata nella dottoressa Maria Marella, storica figura di riferimento dell’ufficio personale – e il relativo avviso è stato già pubblicato sul sito web del Comune con valore di notifica per tutti gli aspiranti candidati alla successione di Antonioluigi Iacomino. Una corsa all’incarico su cui, inevitabilmente, finiranno per pesare le ombre allungate dall’inchiesta coordinata dalla procura di Torre Annunziata e condotta dalla guardia di finanza.

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