Racket, agguati e omicidi. I tre pentiti che possono distruggere i D’Alessandro

Tiziano Valle,  

Racket, agguati e omicidi. I tre pentiti che possono distruggere i D’Alessandro

Ricostruire 20 anni di camorra a Castellammare di Stabia. Incastrare killer e mandanti di una decina di omicidi ancora irrisolti, risalire alle vittime delle estorsioni che per paura o connivenza non denunciano, smontare quel sistema di colletti bianchi fatto di imprenditori, professionisti e politici che garantiscono sostegno ai clan che impongono la loro legge di terrore e inquinano l’economia reale della città. E’ questo l’obiettivo della Procura Antimafia, che adesso ha tutto ciò che serve per fare piazza pulita della criminalità organizzata a Castellammare di Stabia.Il pentimento di Pasquale Rapicano, killer del clan D’Alessandro, rappresenta la chiusura di un cerchio che è stato cominciato a tratteggiare circa 15 anni fa, quando Luciano Fontana – ex esponente del gruppo criminale che faceva capo a Michele Omobono e Massimo Scarpa – decise di collaborare con la giustizia.Quindici anni in cui gli investigatori hanno ottenuto successi importanti: dando scacco al gruppo di fuoco del clan D’Alessandro costituito da Salvatore Belviso, Renato Cavaliere, Raffaele Polito e Catello Romano, che arrivò a uccidere – tra gli altri – il consigliere comunale del Pd Gino Tommasino. Ma anche battute d’arresto pesanti: su tutte l’inchiesta Tsunami, chiusa a inizio 2009 (contava 94 indagati) e rimasta congelata per un decennio. Una trentina le persone che ora potrebbero andare a processo.Quindici anni però in cui l’Antimafia è riuscita a far cadere il muro d’omertà che per anni ha protetto le cosche, strappando la collaborazione con la giustizia di personaggi come Salvatore Belviso e Renato Cavaliere, gente che s’è sporcata le mani di sangue e conosce ogni segreto dei D’Alessandro. Pentimenti ai quali ora si aggiunge quello di Pasquale Rapicano.Sono loro gli assi nella manica di un’Antimafia che ora può puntare al colpo grosso: sgominare uno dei clan più potenti e longevi dell’intera provincia di Napoli.Renato Cavaliere e Pasquale Rapicano sono ritenuti affiliati fin dall’inizio del nuovo millennio e soprattutto protagonisti di almeno due stagioni di sangue. Salvatore Belviso rappresenta il lasciapassare per i segreti più intimi della cosca di Scanzano, in particolare per quanto riguarda i rapporti con la società civile. Lo dimostra il fatto che dalle sue rivelazioni sia scattata l’operazione Olimpo e il fatto che molti dei suoi verbali sono ancora coperti da omissis.Partendo da Luciano Fontana e dalla guerra tra Scanzano e gli Omobono-Scarpa, passando per il massacro degli ex alleati tra il 2007 e il 2009 e l’omicidio Tommasino rivelati da Salvatore Belviso e Renato Cavaliere, finendo con gli episodi più recenti come la scomparsa di Raffaele Carolei (da 8 anni si teme un caso di lupara bianca) o il delitto di Antonio Fontana di cui potrebbe sapere molto Pasquale Rapicano. Venti anni di camorra da ricostruire puntando anche alla cassa: ai nomi degli imprenditori che pagano estorsioni e ai prestanome titolari di ditte riconducibili alle organizzazioni criminali, con particolare attenzione a Scanzano.Un lavoro cominciato già da tempo, ma che potrebbe avere un’accelerata entro la prossima estate, quando scadrà il tempo utile per Pasquale Rapicano per rendere le sue confessioni. A quel punto, anche grazie al duro lavoro investigativo già messo in campo da anni, che ha permesso di raccogliere tanti elementi, si potrebbe chiudere il cerchio e far partire l’offensiva decisiva nei confronti della camorra stabiese e dell’intero sistema politico-affaristico che ruota attorno ai clan egemoni sul territorio. Perché l’obiettivo dell’Antimafia è quello di fare terra bruciata attorno alle organizzazioni criminali e permettere alla città di Castellammare di voltare finalmente pagina.