Castellammare, arresto bis per il pentito Rapicano. Si riapre l’inchiesta sull’omicidio Scelzo

Tiziano Valle,  

Castellammare, arresto bis per il pentito Rapicano. Si riapre l’inchiesta sull’omicidio Scelzo

Pasquale Rapicano ha deciso di collaborare con la giustizia, ma le sue rivelazioni «devono essere ancora analizzate e riscontrate». Per questo motivo la quinta sezione della Corte di Assise d’Appello di Napoli ha accolto la richiesta avanzata dalla Procura Antimafia, ordinando l’arresto del killer del clan D’Alessandro, condannato all’ergastolo in secondo grado per l’omicidio di Pietro Scelzo, del 18 novembre 2016.A eseguire la misura cautelare sono stati i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata. Rapicano, attualmente detenuto per detenzione di armi, ha deciso di pentirsi e ha cominciato a riempire i verbali davanti ai magistrati dell’Antimafia, ma il tempo trascorso dal momento in cui ha cominciato a collaborare con la giustizia è troppo poco per stabilire se le sue rivelazioni sono fondate e aiuteranno veramente a far luce su vicende legate alla camorra stabiese. A cominciare proprio dall’omicidio di Pietro Scelzo.E’ stato Renato Cavaliere – ex killer pentito dei D’Alessandro – a permettere agli investigatori di ricostruire quel delitto e inquadrarlo nella faida che si scatenò nel 2004 tra il clan di Scanzano e gli Omobono-Scarpa. Facendo riaprire le indagini, tra l’altro. I verbali di Cavaliere sono ancora coperti da omissis, ma proprio nel corso di una delle ultime udienze del processo che ha portato alla condanna di Pasquale Rapicano è spuntato fuori che quest’ultimo e Vincenzo Guerriero (condannato in via definitiva per il delitto Scelzo e morto suicida in carcere a Benevento nel 2017), non agirono da soli. Cavaliere ha fatto i nomi di Vincenzo Ingenito, cognato di Luigi D’Alessandro, e Antonino Esposito Sansone, che ora risultano indagati a piede libero.Non a caso, anche nel nuovo ordine di carcerazione che ha raggiunto Pasquale Rapicano nella giornata di ieri, si fa riferimento a complici ancora da identificare. Una ricostruzione del delitto che racconta di 11 colpi di pistola calibro 9 esplosi contro Pietro Scelzo da parte di Rapicano, e delle segnalazioni di Vincenzo Guerriero che riferiva al killer e «ad altre persone» gli spostamenti della vittima, il suo abbigliamento e le modalità con le quali doveva essere realizzato l’agguato di vico Pace. Ma chi sono le altre persone che parteciparono a quell’omicidio? E’ questa una delle prime domande che gli investigatori hanno rivolto a Pasquale Rapicano e la risposta con tutta probabilità è già finita nei verbali che il neo pentito ha cominciato a riempire davanti ai magistrati dell’Antimafia.Una collaborazione dalla quale la Dda si aspetta molto, perché Rapicano, alias Lino ‘o capone, per almeno 15 anni ha fatto parte del clan D’Alessandro svolgendo un ruolo da protagonista proprio nella faida tra Scanzano e gli Omobono-Scarpa. Finito in carcere nel 2007 – proprio per l’omicidio Scelzo – è tornato in libertà nell’estate del 2011, quando ritrovò una città ancora scossa dal delitto del consigliere comunale Gino Tommasino. Da allora non ha più rimesso piede in cella e nel frattempo a Castellammare è stato versato altro sangue in nome della camorra. Cosa ne sa Pasquale Rapicano? Qual è il contributo che può fornire per ricostruire decine di omicidi irrisolti? Gli investigatori si aspettano risposte. Tante.