Il virus cinese piega il turismo. I B&b di Pompei: «Qui la gente scappa via»

Teresa Palmese,  

Il virus cinese piega il turismo. I B&b di Pompei: «Qui la gente scappa via»

Gli albergatori di Pompei negano la cancellazione delle prenotazioni ma confermano il rischio di un crollo dell’affare turismo già nei prossimi mesi. Colpa della psicosi e dell’isterismo che ruota ormai intorno all’epidemia cinese che continua a uccidere e provocare contagi a un ritmo quasi incontrollabile. Se da un lato Federalberghi Pompei non ha ancora riscontrato una flessione nei numeri, l’associazione di B&b e affittacamere, l’Apabb, ha già contezza di un crollo di quelli che erano gli arrivi già preventivati in città tra gennaio e febbraio. «La situazione è davvero preoccupante e sono molte le disdette arrivate – dice Roberto Sbrizzi, presidente dei B&b di Pompei -. Credo che se non si trovi una soluzione al problema nel più breve tempo possibile, oltre ai danni già arrecati al mondo intero, questa epidemia inclinerà molto a ribasso la stagione 2020». Un pensiero che sintetizza il clima di tensione che si respira tra le strutture ricettive, che intanto stanno monitorando la situazione anche per effettuare maggiori controlli sulla provenienza dei singoli visitatori che sbarcano in Campania a tutela dei dipendenti e degli altri ospiti che pernottano nelle camere. Già, perché le prenotazioni arrivano spesso online e pertanto ai titolari sfuggo- no una serie di informazioni che invece vengono richieste tramite un contatto diretto. In- tanto, secondo il Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo, l’ipotesi più ottimistica prevede un calo del 30% delle presenze turistiche cinesi (circa 1,6 milioni in meno) e del 6% degli altri turisti stranieri (-11,6 milioni), per una perdita totale di 13,2 milioni di presenze turistiche, con un danno diretto per il turismo italiano di 1,6 miliardi di euro di spesa per servizi turistici in meno. Le regioni più colpite saranno il Lazio, la Toscana, il Veneto e la Lombardia, che insieme intercettano oltre l’80% dei pernottamenti dei turisti cinesi. Numeri drammatici che potrebbero aumentare laddove l’influenza cinese dovesse continuare a diffondersi anche in Europa. Per Polisto Amitrano, storico albergatore di Pompei, «c’è soltanto isterismo dietro un virus che probabilmente farà meno vittime dell’influenza stagionale». Maggiormente preoccupata Rosita Matrone, presidente di Federalberghi Pompei, che parla «di un possibile crollo del turismo nel corso dell’alta stagione, quando a Pompei si prevede un boom di turisti tra Scavi e Santuario».