Somme Vesuviana. Elezioni, lavoro ad un disabile in cambio di voti

Giovanna Salvati,  

Somme Vesuviana. Elezioni, lavoro ad un disabile in cambio di voti

Dai medicinali in cambio di un voto, alla classica promessa elettorale: il tradizionale ed intramontabile posto di lavoro. Ma questa volta, l’assunzione, sarebbe avvenuta in Comune. E’ un altro retroscena che spunta fuori dall’inchiesta che vede i fari della Procura di Nola accesi sul Comune di Somma Vesuviana e in particolare sulle elezioni amministrative del 2017. Ci sarebbe anche questo nel super fascicolo che avrebbe portato i politici candidati nel mirino dei magistrati. Non è di certo una novità: sono infatti decine e decine le inchieste che hanno più volte evidenziato, in altre realtà, la più vicina ad esempio a Sant’Anastasia,  quanto sia usuale offrire posti di lavoro in cambio di voti. Ma questa volta, il posto che sarebbe stato offerto era destinato ad un diversamente abile. Anche su questo aspetto la politica non ha fatto eccezioni. Utilizzare una  persona con difficoltà fisiche come strumento di voti. Nessuno sconto, d’altronde, se non si facevano eccezioni a pagare i conti nelle farmacie dei propri elettori, non c’è assolutamente da meravigliarsi se invece c’è chi addirittura avrebbe speculato sull’utilizzo dei diversamente abili.  Tutto sarebbe avvenuto a giugno quando due amministratori, prima ovviamente della tornata elettorale, avrebbero promesso un posto di lavoro a Palazzo Torino nel settore del protocollo. Un posto che diventa merce di scambio: un’assunzione in cambio di preferenze elettorali che avrebbero garantito così più possibilità al candidato. Il posto di lavoro si sarebbe liberato a pochi mesi dal post voto e pertanto uno dei candidati pretende dall’altro la garanzia del posto da confermare ai suoi supporters. Un aspetto inquietante, una vicenda ricostruita dal lavoro degli inquirenti e finita, anch’essa nel fascicolo investigativo e che ha già portato alle dimissioni di due consiglieri comunali e alla decisione di chiedere i certificati penali in attesa della convocazione di un consiglio comunale sul caso. Episodi che raccontano di una città che nel clima elettorale ha davvero vissuto uno scenario inquietante. Accordi presi alla luce del sole o nei retrobottega delle abitazioni private o di imprese. Ma anche incontri nelle palazzine popolari che si sa, durate il periodo elettorale, si trasformano in un serbatoio di voti. Rioni che a Somma Vesuviana, come in altre realtà dell’hinterland, diventano incubatori sociali di emergenze e degrado durante l’anno ma che al momento opportuno, come durante le elezioni, macinano voti. Una fabbrica oggettiva di chi viene abbandonato e lasciato solo in attesa poi di ricevere la visita di turno di un politico che anche per il rifacimento di una fogna o di un marciapiede pretende un voto i cambio, dimenticando che quell’impegno è un diritto. Calpestato e offeso ma pur sempre un diritto.