Terzigno. Sanremo, uno schiaffo ad Enza Avino: bocciata la canzone sulle donne

Giovanna Salvati,  

Terzigno. Sanremo, uno schiaffo ad Enza Avino: bocciata la canzone sulle donne

Una storia di violenza consumatasi a Terzigno ma rimbalzata in tutta Italia e nel mondo. La storia di una ragazza semplice come tante altre. Di una madre e moglie premurosa, affettuosa, con tanta voglia di vivere.  Una donna che, però, aveva avuto la forza di denunciare l’uomo che amava perché temeva di diventare una sua vittima. E così è stato. Una  pioggia di pallottole conficcate nell’addome hanno cancellato per sempre il sorriso di Enza Avino. Uno dei femminicidi più assurdi. Forse, anche solo per questo, meritava di essere raccontato. A farlo ci aveva pensato Daniela Picciau. Ha appena 35 anni e aveva deciso di presentarsi a SanRemo con una canzone dedicata proprio ad Enza e a tutte le vittime di violenza. Un brano, che però, la giuria del Festival ha scartato. Non l’ha nemmeno preso in considerazione più di tanto. Uno schiaffo non solo alla giovane cantautrice della città vesuviana, un piccolo talento nascosto all’ombra del Vesuvio,  ma soprattutto ad Enza. Un testo nato per caso. Daniela era sola, nella sua stanza. Stesa sul letto in un pomeriggio di settembre. Cuffie nelle orecchie, a smanettare con il suo smartphone. Le salta agli occhi un link. Uno di quelli che girano e dove spesso non ci si sofferma nemmeno così tanto. «Era il testo di William Shakespeare – racconta – e nella mia mente sono subito riapparse tutte le scene che ho visto con i miei occhi. Le storie di Enza Avino e di Imma Villani, uccise dai loro uomini, storie della mia città e che sono ferite aperte». Così l’ispirazione. Pochi secondi per impugnare la penna e iniziare a far scivolare lungo le righe del pentagramma le note. Una, dieci, cento: una melodia che scorre veloce, tracciata dall’inchiostro nero che in pochi minuti ha dato vita ad una composizione meravigliosa. «La storia che racconto nella mia canzone non è come le altre – dice – parte dal punto di vista della vittima che prima di capire che diventerà un cadavere, si illude invece che tutto può cambiare». L’illusione nella quale si era rifugiata anche Enza Avino uccisa dal marito il 14 settembre del 2015, dopo aver denunciato decine di volte il suo calvario. Ma Enza non è stata l’unica: Imma Villani venne massacrata davanti alla scuola di sua figlia il 18 marzo di tre anni dopo la morte di Enza. Due ragazze vittime di un amore malato. L’amore che Daniela ha così deciso di raccontare nel suo brano «non cerco successo e denaro – continua – io racconto quello che accade tutti i giorni, in realtà piccole e che non hanno i fari di SanRemo, ma che purtroppo solo attraverso alcuni palcoscenici possono lasciare il segno. Di storie come Enza ce ne sono tante altre, e si consumano ogni giorno, anche nel silenzio della mia città. Sono nascoste dietro le mura di una casa: voglio dare voce a chi la voce l’ha persa, dare la forza a chi non ha più forza. Una canzone può davvero arrivare al cuore di tutti, diventare uno strumento potentissimo ecco perchè aveva deciso di farla passare attraverso il Festival». All’interno del brano Daniela ha anche riservato una parte parlata nella quale recita un versetto della poesia proprio di Shakespeare che peraltro proprio a SanRemo è stato recitato dalle sette voci femminile della musica italiana: Emma, Giorgia, Fiorella Mannoia, Alessandra Amoroso, Laura Pausini, Elisa e Gianna Nannini che hanno presentato il concerto che le vedrà protagoniste il 19 settembre per raccogliere fondi da destinare ai centri anti-violenza.  «L’invito ad alzarsi davanti ad una donna vorrei che non fosse interpretato solo come una mossa femminista e basta, al contrario – aggiunge Daniela – ma che invece trovasse seguito concreto». Poi conclude con le lacrime che le solcano il viso nel ricordo di Enza «ascoltava le mie canzoni e mi diceva sempre che la mia voce le arrivava al cuore: se è arrivata al suo di cuore perché non può arrivare a quello di altre donne vittime di violenza che possono ancora salvarsi?». Un interrogativo che per ora cade nel vuoto: lo schiaffo che SanRemo ha dato a Daniela è quello riservato ad Enza e a tantissime altre donne vittime di femminicidi già consumati e che purtroppo si consumeranno ancora.