Torre Annunziata. Spaccio di droga in carcere: 15 pusher finiscono alla sbarra

Salvatore Piro,  

Torre Annunziata. Spaccio di droga in carcere: 15 pusher finiscono alla sbarra

Spaccio di droga anche in carcere: 15 imputati per il traffico illecito con gli ordini che partivano grazie ai cellulari portati in cella. Oltrepassando i controlli e i secondini. Il pm della Procura di Torre Annunziata, Emilio Prisco, ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per 15 dei 36 pusher finiti in manette nel novembre scorso con le accuse, a vario titolo, di detenzione e spaccio di cocaina, hashish, marijuana e droghe sintetiche. Tra i clienti c’erano dei minorenni, mentre i pusher continuavano a spacciare anche se erano già detenuti nelle carceri di Fuorni e di Lanciano. Le forniture di stupefacenti partivano invece dai rioni Provolera, Cuparella e Murattiano, raggiungendo poi le piazze del Piano Napoli di Boscoreale, Eboli, Salerno e Messina. Era una holding collaudata. Un’organizzazione criminale descritta come “irrefrenabile” dagli inquirenti e con “una capillare capacità di spaccio, che ha portato i soggetti maggiormente operativi a cedere grossi quantitativi di sostanze, anche fuori regione, e in alcuni casi anche nelle carceri”. A capo della holding della droga, secondo l’accusa, c’era Giuseppe Morello, 44enne di Torre Annunziata con precedenti. Morello – definito “il motore dell’intero gruppo criminale” – risulterebbe infatti coinvolto nella quasi totalità degli oltre 700 episodi di spaccio accertati nel novembre scorso dai carabinieri. Insieme a lui e alla sbarra, nel processo che partirà ad aprile, pure il suo presunto “braccio destro”, ovvero Francesco Gallo, 22enne di Pompei. E ancora: Paolo Morello, quest’ultimo a capo di una piazza tra le più attive e capace di vantare una parentela con il superboss di via Bertone Valentino Gionta; Mauro Corsaro; Salvatore Orofino; Vincenzo Annunziata; Vittorio Tamburella; Massimiliano Merlino; Lorenzo Conò; Cristian De Angelis; Alessandro Montella; Carlo Izzo; Benito Nasto; Virginia Lanzieri; Pasquale De Luisa. Le principali piazze dello spaccio erano attive a Torre Annunziata, Eboli e Messina. Ma la droga veniva portata pure nelle carceri di Salerno e Lanciano. Nella piazza di Torre Annunziata era attivo inoltre il servizio “baby”. Una ragazzina di 17 anni portava infatti la droga ai minorenni. «Aspetta, adesso scende la bambina» era in questo caso l’input per l’ok all’affare. Durante le indagini, andate avanti da febbraio a giugno dello scorso anno, i carabinieri hanno individuato oltre 700 ipotesi di cessione in meno di quattro mesi. Gli ordini delle dosi avvenivano con un linguaggio in codice utilizzato soprattutto da clienti fissi. La droga, di volta in volta, diventava il “cibo”, la “pizza”, il “documento”, la “birra”. Le consegne avvenivano a casa del pusher o del tossicodipendente, oppure in altri luoghi scelti con un sms. Dal carcere, invece, pensando di non essere intercettati grazie all’uso di microcellulari, i detenuti ordinavano la droga ai parenti, poi introdotta nei penitenziari tramite colloqui premio e pacchetti regalo. Le indagini, coordinate dai sostituti Emilio Prisco e Sonia Nuzzo, del pool di magistrati del procuratore di Torre Annunziata Pierpaolo Filippelli, hanno accertato incassi che superano i 14mila euro. Cifre – secondo gli investigatori – “approssimate in difetto”. Tra gli arrestati, nel blitz del 19 novembre, anche il 34enne Armando Danilo Clemente. Era lui, secondo l’accusa, a ordinare il suboxodone, un oppiaceo utilizzato dai tossicodipendenti in cura. E tutto fornendo il proprio placet dal carcere di massima sicurezza di Lanciano. Ordini spediti dalle celle, una sorta di “refrain”. O forse altro materiale per la procura antimafia. Ancora al lavoro per svelare il “giallo” dei 3 telefoni – un Iphone e due Android con schede sim e perfettamente funzionanti – nascosti nella cella di uno dei più pericolosi boss della camorra vesuviana: Giuseppe Gallo, alias “Peppe ‘o pazzo”, riusciva infatti a comunicare con l’esterno mentre era al carcere duro.       @riproduzione riservata