Andrea Ripa, Giovanna Salvati

«Sanremo, un torto alla mia Enza»

Giovanna Salvati,  
Andrea Ripa,  

«Sanremo, un torto alla mia Enza»

Negli occhi gonfi di lacrime di mamma Giovanna c’è il sorriso di Enza, mentre lo smartphone scandisce le note della canzone che Daniela Picciau ha scritto per sua figlia e per tutte le vittime di femminicidio, una lacrima le riga il volto. Lei è una delle prime a sentire quelle strofe. «E’ una canzone bellissima, che mi ha lasciato senza parole», confida a Metropolis. Tra le righe del pentagramma scorre il dolore di quella giovane di 35 anni brutalmente uccisa in strada nel 2015, come lei anche quello di Imma Villani, ammazzata a bruciapelo per mano del marito qualche anno dopo. Storie di violenza che si intrecciano nella città di Terzigno, incastonate nelle corde della chitarra di un’artista che vive proprio nella città vesuviana e che avrebbe voluto portare quel dolore – che è diventato di tutta la comunità – al Festival di Sanremo.

Così per far conoscere la storia di Enza e Imma a chi ancora non lo sa. Ma la canzone di Daniela, “In piedi davanti a una donna”, è stata scartata dalla giuria settimane fa. Uno schiaffo a Enza e a tutte le vittime di femminicidi, proprio nell’anno in cui proprio dal palco dell’Ariston s’è alzato forte il coro contro la violenza sulle donne. «Ho sentito la canzone ieri mattina, me l’ha inviata in chat proprio Daniela. E’ un testo bellissimo, avrebbe meritato di partecipare al concorso. E dirò di più è una canzone che avrebbe meritato di vincere e per me lo ha già fatto. Ha subìto un’ingiustizia». E invece Daniela è rimasta a casa. Esclusa dalla kermesse, ma la canzone su Imma ed Enza ha cominciato a circolare. «Spero che diventi un grande successo, anche perché sarebbe un’ulteriore messaggio di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.

Io provo a spiegare alle tante ragazze che mi contattano che denunciare è sempre importante. Mia figlia è morta per amore, ma quello non era amore». Daniela, la cantante di Terzigno esclusa dal Festival, non è soltanto una famosa artista, ma è una ragazza che è cresciuta tra le strade di quel piccolo paese di provincia. Come Enza. Come Imma. «Era una cliente del negozio che aveva la mia povera figlia. – ammette la mamma di Enza Avino – A Terzigno ci conosciamo un po’ tutti. Ora non vedo l’ora di abbracciarla e per ringraziarla». E magari riascoltare insieme quella canzone che parla del dolore di una donna e madre premurosa, ammazzata per amore che s’è ribellata troppo tardi. Un dolore macchiato del sangue di vittime innocenti, come quello di Enza, che mamma Giovanna racconta ancora oggi e ricorda come una ferita aperta che non si rimarginerà mai.

Ad alzare la voce e contestare a scelta di non permettere a Daniela Picciau di partecipare a Sanremo e cantare l’inno contro la violenza sulle donne è Ada Ferri, la presidentessa di Catena Rosa, l’associazione che si occupa della tutela delle donne, impegnata, insieme ad altre volontarie nell’hinterland per evitare i femminicidi. «Enza Avino non è passata a Sanremo, lei è morta, uccisa dalla mano del suo ex – dice – lei non indossa abiti estrosi o eccessivi, semplicemente non c’è più e la sua storia è stata bocciata, forse non fa audience, e tutto questo è preoccupante».