Scafati. Nappo, confisca illegittima «Il Comune deve risarcire»

Adriano Falanga,  

Scafati. Nappo, confisca illegittima «Il Comune deve risarcire»

SCAFATI –  Doveva essere il simbolo della legalità, almeno nelle intenzioni, perché il centro sociale San Pietro è di fatto “abusivo”. Sembra un paradosso, eppure a decretarlo è stata una sentenza del Consiglio di Stato emessa nel 2014, un atto che ha visto soccombere il Comune di Scafati al cospetto delle ragioni della famiglia Nappo di San Pietro.

A sei anni dalla sentenza, e nonostante lo stesso Presidente del Tribunale Amministrativo abbia aperto due istruttorie, dando seguito ad altrettanti ricorsi presentati da Vincenzo Nappo, ad oggi Palazzo Mayer non ha ancora assolto a quanto la sentenza gli ha imposto. L’ultima ordinanza è datata 30 gennaio 2020, la numero 03149/2018. Nell’atto il Presidente della quarta sezione Luigi Maruotti chiede al Comune di Scafati se e come abbia ottemperato alla sentenza del 2014.

Lo stesso magistrato concede 30 giorni per dare comunicazione in merito. Il Consiglio di Stato ha infatti stabilito che la confisca di piazzetta del Gesù alla famiglia Nappo, dove oggi sorge il centro sociale S. Pietro, è stato illegittima da parte del comune. L’iter per l’esproprio cominciò nel 2003 per la costruzione del centro sociale, poi tutto rischiava di arenarsi fino a quando nel 2008, con il primo sindacato di Pasquale Aliberti, il comune aprì un nuovo procedimento, stavolta per abusivismo, a carico della famiglia Nappo. Piazzetta del Gesù fu così acquisita dal comune. Di contro i Nappo presentarono una richiesta di permesso a costruire in sanatoria per la struttura, ma palazzo Mayer rigettò l’istanza. Dopo un lungo contenzioso, con la sentenza depositata il 22 dicembre 2014, il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il comportamento del comune. Secondo i giudici amministrativi Nappo aveva tutte le carte in regola per condonare la struttura in quanto rientrava nell’uso previsto dal piano regolatore per quell’area.

“E’ irrilevante che il Comune volesse realizzare il centro sociale in quella piazza – si legge dalla sentenza – Nappo aveva il pieno diritto di proprietà di quel terreno di via Poggiomarino e poiché era in regola col Piano Regolatore vigente, aveva il diritto di ottenere il permesso a costruire in sanatoria”. Nonostante ciò, l’ufficio guidato dall’architetto Gabriella Camera proseguì l’iter per l’acquisizione del terreno, demolendo in danno dei Nappo quanto in esso fu costruito.

Il centro fu elevato dall’ex sindaco come simbolo della lotta alla criminalità, in virtù dei trascorsi giudiziari di Vincenzo Nappo. Assistito dai legali Oreste Agosto e Massimo Torre, il Nappo ha tentato in tutti i modi di trovare una sintesi con il Comune. Ogni tentativo è andato vano, anche durante i due anni di commissariamento. La matassa è finita oggi tra le mani di Cristoforo Salvati, chiamato, secondo quanto impone la sentenza, a restituire il terreno, previa demolizione dell’immobile costruito sopra, oppure risarcire i legittimi proprietari. Secondo le perizie presentate dagli avvocati Torre e Agosto, la stima dei danni patrimoniali subiti dai Nappo supera i 700 mila euro, a cui vanno aggiunte le spese legali e gli interessi accumulati fino al momento del soddisfacimento della sentenza. L’amministrazione comunale ha 30 giorni di tempo per dare seguito all’ordinanza, non è chiara quale possa essere la decisione, ma tutto porta ad una transazione bonaria tra le parti, finalizzata ad un equo risarcimento danni, magari dilazionato nel tempo, alla luce delle difficoltà finanziarie in cui versa l’Ente.

Demolire la struttura e restituire il bene è decisamente improponibile, soprattutto perché la stessa è nel pieno delle sue funzioni, ospitando al suo interno il centro anziani San Pietro e il centro disabili Raggio di Sole. Simbolo della legalità forse, illegale sicuramente. Il terreno andava espropriato per finalità pubbliche, e non per opere abusive. L’errore, a quanto pare, sta tutto qui.