Giovanna Salvati

Correre oltre i limiti Claudio, campione di vita

Giovanna Salvati,  

Correre oltre i limiti Claudio, campione di vita

Il 21 luglio del 2008 la vita di Claudio De Vivo cambia. Un incidente stradale gli fa perdere una gamba. Il mondo gli cade addosso. Perdere un arto e non poter più essere quello di prima è difficile da mandar giù. Ma lui lo digerisce in fretta e il giorno più brutto della sua vita diventa quello più bello perché ricomincia una nuova vita. Indossa una protesi e inizia a macinare chilometri. Lungo la strada incontra il suo angelo custode, Mimmo Picardi. Entra nel suo team sportivo. Mimmo crede in lui e Claudio crede in Mimmo. «Sono rinato – racconta il giovane atleta di Somma Vesuviana – Mimmo mi ha fatto capire quanto potessi fare e non mi ha lasciato mai un momento». Sono cambiate alcune delle sue abitudini ma in poco tempo Claudio De Vivo è diventato un campione. Di sport e di vita. La sua prima gara arriva nel 2015 ed oggi, a distanza di appena cinque anni, è il primatista nazionale nei 1500 metri, specialità nella quale ha vinto al Word Para Atlhetics Grand Prix 2018 di Rieti abbassando il record italiano di ben 10 secondi. Fa parte del team di Atletica Picardi sport paralimpico e olimpico e si allena cinque volte a settimana per tre ore al giorno: «Mi alleno sulla pista di Cercola – racconta De Vivo – mi sento libero, perché l’atletica è uno sport che ti regala la libertà: ascolti la tua mente, il tuo corpo».

L’entusiasmo, la voglia e la forza di andare oltre i limiti non mancano, ma a volte vengono frenate dall’inciviltà, dal degrado e dall’indifferenza delle istituzioni che dovrebbero garantire maggiore supporto a chi attraverso lo sport cerca una strada per superare gli ostacoli che il destino gli ha messo di fronte: «Purtroppo le nostre realtà non offrono spazi liberi ed è complicato riuscire a correre per le strade – racconta De Vivo – Tantissime realtà vivono lo sport in percorsi non adeguati e l’appello va rivolto non solo ai Comuni ma anche alla Regione: bisogna investire in spazi pubblici, bisogna farlo per i giovani, per chi deve trovare nell’atletica una nuova rinascita proprio come me. Io sono stato fortunato ad avere Mimmo». Sacrificio e passione sono alla base della sua sfida. Determinato non si è mai arreso nemmeno quando dopo l’incidente ha visto il suo corpo cambiare. Era arrivato a pesare 130 chili. Guardava il suo corpo cambiare e anche velocemente.

Le chiacchierate con Mimmo e le storie di tanti altri campioni gli hanno dato la forza di provare a fare qualcosa a cui non aveva neanche pensato prima. A trovare una strada per venir fuori da quella situazione cui era costretto, suo malgrado. La prima protesi sportiva per Claudio arriva nel 2012. «Ricordo ancora la prima gara, ho pianto e anche tanto. Ho pianto di gioia e di dolore. Avevo perso una parte di me ma ne avevo ritrovato un’altra che non sapevo esistesse – racconta il campione paralimpico – Ecco perché quando vedo associazioni spingere una carrozzina durante le gare sorrido e tanto, fanno miracoli correndo per le strade dissestate». Un piccolo grande campione, uno di quelli silenziosi ma la cui esperienza di vita rappresenta uno stimolo per tanti. Come tanti sono i successi conseguiti e quelli ancora da raggiungere. Claudio infatti sta preparando una gara importante: «Parteciperò ad una gara internazionale a maggio a Jesolo», racconta sperando che la sua storia possa rappresentare un monito a guardare avanti anche per chi magari vive un momento difficile «se ce l’ho fatta io con una sola gamba e una protesi possono farcela tutti – sorride – Non bisogna mai abbandonare i propri sogni». E di sogno, come tutti gli atleti, Claudio ne ha uno: quello delle Paralimpiadi di Tokyo. «Per ora sogniamo e speriamo, già arrivare ad una gara internazionale è tanto ed è un traguardo importante», dice provando a mascherare quella determinazione che però gli si legge negli occhi. La stessa che gli ha già permesso di vincere la sua gara più difficile, quella con la vita.