Ciro Formisano

Le «soffiate» di Papale alle donne. Così il latitante gestiva lo spaccio

Ciro Formisano,  

Le «soffiate» di Papale alle donne. Così il latitante gestiva lo spaccio

Si era reso latitante per sfuggire all’arresto, ma – a dispetto delle difficoltà legate all’assenza sul territorio – sarebbe ugualmente riuscito a “controllare” gli affari del clan. Una “gestione” avvenuta attraverso precisi ordini impartiti alle donne-boss di vico Moscardino, incaricate in particolare di portare avanti il business dello spaccio di sostanze stupefacenti. È lo scenario disegnato dal pentito Andrea Esposito – ex soldato della cosca dei Bottoni- alla direzione distrettuale Antimafia di Napoli nell’ambito della collaborazione avviato con lo Stato. Il collaboratore di giustizia ricostruisce – in una serie di verbali finiti al centro di diverse inchieste – la vita da latitante di Ciro Papale, il boss di 54 anni catturato in un palazzina di via Trentola dopo tre anni vissuti da primula rossa. Una primula rossa in ogni caso capace di fare arrivare attraverso imbasciate e soffiate – i propri ordini alle donne-boss del clan, Assolto dall’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso e oggi sorvegliato speciale, Ciro Papale – secondo il collaboratore di giustizia avrebbe gestito gli affari dell’or-ganizzazione camorristica di vico Moscardino, approfittando del vuoto di potere lasciato dai padrini finiti dietro le sbarre. La gola profonda degli Ascione-Papale racconta di una conversazione con uno spacciatore dei Catanesi in cui si ricostruisce il ruolo chiave attribuito all’ex latitante: «Mi disse che non era intervenuto – si legge in un verbale sottoscritto da Andrea Esposito – perché aspettava di parlare con il suo capo, Ciro Papale».

Attraverso il racconto dello spacciatore, il pentito svela diversi retroscena della fuga del cinquantaquattrenne. «Essendo latitante – sottolinea il collaboratore di giustizia – si faceva vedere saltuariamente, un paio di volte a settimana». Nonostante non fosse presente nella roccaforte di vico Moscardino, sarebbe stato proprio Ciro Papale – secondo il collaboratore – a gestire lo spaccio e a dare l’ok a chi si fosse voluto rifornire di droga dagli uomini del clan dei “siciliani”. «Mi disse che sebbene la droga che intendevo acquistare era nella disponibilità di alcuni parenti di Ciro Papale – prosegue Andrea Esposito parlando del pusher – non poteva fornirmela immediatamente perché, alla richiesta che aveva fatto a questo proposito, gli era stato detto che doveva attendere di parlare della cosa con Ciro Papale, per sapere se egli aveva intenzione di rifornirci a noi del gruppo del Canalone». Parole che allo spacciatore di cui parla il pentito sarebbero state dette da una delle donne ritenute vicine alla cosca. Un racconto che per gli inquirenti farebbe luce sul ruolo assunto dalle signore della camorra all’interno dell’organizzazione.

Riguardo alla figura di Ciro Papale, invece – come confermato anche dai processi che hanno visto coinvolto l’esponente dell’organizzazione camorristica di vico Moscardino – l’attuale sorvegliato speciale, a dispetto della latitanza e delle parole dei collaboratori di giustizia, sarebbe una figura di secondo piano all’interno dell’organizzazione gestita invece dal fratello Pietro, il boss di via Fontana a Torre del Greco che voleva rimettere in piedi il clan, recentemente recluso al regime del carcere duro.