Francesco Sabatino, Tiziano Valle

Pallone, rischio crac , entrate ridotte. Ora serve la svolta

Tiziano Valle,  
Francesco Sabatino,  

Pallone, rischio crac , entrate ridotte. Ora serve la svolta

 

L’ANALISIDOPOLEDICHIARAZIONIDIZEMAN

Castellammare

I costi schizzano alle stelle e gli introiti non riescono a compensare le spese I vertici di Juve Stabia, Turris, Savoia e Sorrento propongono le soluzioni

Sono tempi duri per le società calcistiche. Durissimi per quei club che non fanno parte dell’Olimpo del calcio, costretti a fare i salti mortali per far quadrare i bilanci. Le spese diventano sempre più ingenti, con i costi che così schizzano alle stelle, mentre le entrate si riducono sempre più. Sponsorizzazioni e introiti dal botteghino non bastano più, con le società di provincia e figlie del calcio minore si tengono a galla solo grazie a presidenti che continuamente aprono il portafoglio. I diritti tv inondano le casse solo dei club di A, e in misura minore di quelle di B, con gli altri che devono accontentarsi delle briciole. E’ chiaro che così, però, non si può andare avanti, con il calcio che diventa una passione non più sostenibile. Ecco perché i vertici di Juve Stabia, Savoia, Turris e Sorrento dicono la loro e lanciano il loro grido d’allarme, con le soluzioni che possono essere intraprese per rendere il calcio più sostenibile ed economicamente e finanziariamente bilanciato.

Juve Stabia

Il patron Franco Manniello in questi 12 anni di gestione ha vissuto sia la B che la C e conosce benissimo il dramma economico che vivono tantissime realtà. “Il vero dramma è la Serie C perché venendo meno gli incassi delle tv e pagando le stesse tasse che paga un club di Serie A fare calcio diventa insostenibile: s’incassa al massimo mezzo milione di euro, ma anche solo allestire una squadra per mantenere la categoria costa tre volte tanto. Una società che punta alla salvezza in Serie B, invece, deve mettere in preventivo una gestione economica di almeno 6-7 milioni di euro e il 90% viene bruciato da stipendi e tasse. Mutualità, botteghino e sponsorizzazioni permettono di coprire al massimo il 70-75% dei costi, ma ovviamente le perdite aumentano se decidi di azzardare. Per alleviare i costi c’è bisogno di una maggiore condivisione tra club di Serie A e B, ad esempio: non è giusto che la mutualità nei confronti della Serie C debbano pagarla solo le neopromosse. La Juve Stabia quest’anno ha dovuto versare 516mila euro, se questa cifra fosse stata ripartita per tutti i club di Serie B sarebbe stato diverso. Inoltre, la Serie A dovrebbe versare una quota più cospicua di mutualità nei confronti della Lega di B. Mentre, a mio avviso, ci sarebbe bisogno di una riforma della Serie C passando al semi-professionismo o addirittura al dilettantismo, in modo da alleggerire i costi”.

Turris

Ancor più nefasto il quadro in D, dove di introiti dalla Lega e dalle tv non se ne vedono. Antonio Colantonio, numero uno della Turris, ha due soluzioni a portata di mano: “Non ci deve essere un tetto massimo per le Asd. Attualmente le società dilettantistiche, tra sponsor e altro, non possono superare i 400mila euro. Questo è un limite grosso, visto che le entrate dalla Federazione sono nulle. Inoltre, si dovrebbero strutturare bene i settori giovanili. Abbiamo ragazzi richiesti da club di categoria superiore, che possono generare entrate importanti, ma i campionati giovanili sono strutturati male. C’è un marasma con le scuole calcio, mentre formare dei campionati ad hoc renderebbe i ragazzi più pronti. Con la promozione in C i costi si triplicherebbero.

Solo i calciatori costano il 33% in più, visto che qui si pagano contributi e tasse, e la stessa Iva passerebbe dall’11% al 22%”. Sulla stessa linea il dg Primicile: “Una squadra come la nostra costa sui 500mila euro, a cui si aggiungono spese di gestione del club, trasferte, settore giovanile ed altro. Le uniche entrate sono quelle di sponsor e botteghino, con il presidente che mette mano alla tasca. Si deve cambiare mentalità.

Soprattutto in D i calciatori si pagano come se fossero professionisti.

Giusta, infine, la battaglia della C per la defiscalizzazione”.

Savoia

Anche il Savoia si base quasi unicamente sul portafoglio della famiglia Mazzamauro e il dg Giovanni Rais ha soluzioni simili a quelle di Colantonio: “Il tetto massimo per le Asd è molto limitante. In un club non ci sono solo gli stipendi dei calciatori o le spese di trasferte. Noi spendiamo almeno 5mila euro a settimane per questioni mediche, di magazzino o di gestione corrente. Senza contare che le trasferte in Sicilia sono dispendiose, con biglietti aerei e altro. Le entrate dagli sponsor sono limitate, con sempre meno gente che investe visto che la D offre poca visibilità. Idem col botteghino. Devono cambiare i regolamenti. Per accedere alla C, tramite ripescaggio, c’è il fondo perduto, con i club che partono già da meno 300mila. Col calcio si può guadagnare solo dalla B in su e la battaglia per la defiscalizzazione in C è assolutamente giusta. Così come in D ci devono essere ulteriori sgravi fiscali ai presidenti”.

Sorrento

Stessa musica anche al Sorrento, con il ds Antonio Amodio che spiega: “Il budget della squadra è di 320mila euro, con le spede di viaggio e altro si raggiungono i 500mila euro di spesa. Nel girone H ci sono club che hanno speso 3 o 4 volte di più. L’unica entrata, oltre a sponsor e botteghino, è rappresentata dai 15mila euro ricevuti dalla Lega per la valorizzazione dei giovani. Una cifra risicabile. In serie D i club si basano solo sulla forza dei presidenti”. Amodio ha una soluzione: “Si deve puntare maggiormente sui giovani. Con la cessione di giovani talenti, come il Sorrento insegna per la sua storia, si possono ricavare cifre importanti. Ben venga la defiscalizzazione per cui si sta battendo Ghirelli in serie C. In Lega pro andrebbero ridotte le squadre e introdotte le squadre B, visto che le Primavera non funzionano”.