Ercolano, giustizia dopo 11 anni per Salvatore Barbaro: riconosciuto vittima innocente della camorra

Ciro Formisano,  

Ercolano, giustizia dopo 11 anni per Salvatore Barbaro: riconosciuto vittima innocente della camorra

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Ercolano. Ci sono voluti undici anni, cinque arresti, quattro sentenze di condanna perchè lo Stato si accorgesse che Salvatore Barbaro, il ragazzo di Ercolano massacrato per errore dai killer della camorra nel novembre 2009, è una vittima innocente della criminalità organizzata. Dopo i giudici della Corte d’Assise di Napoli, i magistrati che hanno condannato boss e sicari del clan Ascione-Papale protagonisti del delitto, anche il tribunale civile partenopeo ha dato ragione a Giovanna, la madre di Salvatore, e a Mario e Agnese, i suoi fratelli. Alla famiglia del ragazzo che da tanto, troppo tempo è costretta a combattere per vedersi riconosciuti i benefici previsti della legge.

Il giudice ha accolto totalmente la tesi dell’avvocato Giovanni Zara, legale della famiglia Barbaro, che ha deciso di impugnare la doppia pronuncia con la quale il Ministero dell’Interno si era espresso in maniera negativa contro il riconoscimento dello status di vittima innocente. Il motivo? Una parentela oltre il quarto grado tra la madre di Salvatore e un pregiudicato, un legame che – secondo i funzionari – non dava la certezza della «totale estraneità della donna ad ambienti delinquenziali». Ma per il tribunale civile la signora Giovanna Scudo non ha nulla a che vedere con quel mondo. Così come non aveva niente a che vedere con i camorristi il povero Salvatore, ucciso per errore da un branco di sicari senza scrupoli, solo perché aveva la stessa auto di un boss del clan Birra-Iacomino.

Il ministero è stato anche condannato a pagare le spese di giudizio. E se la sentenza non verrà appellata entro 30 giorni diventerà definitiva. A quel punto la famiglia di Salvatore avrà pieno diritto a godere dell’indennizzo. Ma non è una questione di soldi, quelli non restituiranno mai Salvatore alla sua famiglia, purtroppo. E’ una questione di principio. «Questa sentenza ribadisce un concetto chiave: non si possono trattare storie e persone come semplici scartoffie o numeri – afferma l’avvocato Zara poco dopo la sentenza – Il ministero ha perso già diverse cause di questo tipo. Secondo l’indirizzo attuale anche uno come Peppino Impastato, eroe della lotta alle mafie, non sarebbe una vittima innocente. Forse serve anche una legge diversa che venga incontro alle esigenze delle persone che soffrono davvero».

Una sentenza che nella sostanza conferma ciò che hanno già detto giudici e inquirenti. A cominciare dall’ex pm Pierpaolo Filippelli, il magistrato che ha condotto l’inchiesta sull’omicidio e che per primo ha identificato in Salvatore Barbaro una vittima innocente della camorra. Poi i giudici della Corte d’Assise e della Corte d’Assise d’Appello di Napoli che nei vari gradi di giudizio hanno condannato il boss Natale Dantese, il mandante, e i suoi killer a condanne che vanno dai 30 anni di reclusione al carcere a vita.  Salvatore non c’entrava niente con la camorra. Faceva il cantante e lavorava come salumiere. Eppure, lo Stato non ha concesso ai suoi familiari nemmeno la possibilità di fargli un funerale pubblico, trattandolo alla stregua di un camorrista.

«In questi anni, ho incontrato tante volte Mario e Agnese, il fratelli di Salvatore, e la signora Giovanna ed ogni volta ho avuto la sensazione di avere a che fare con delle persone straordinarie – il commento del sindaco Ciro Buonajuto – Nonostante portino con se il dolore per la tragica fine di Salvatore, hanno sempre affrontato le difficoltà con coraggio e dignità. Sono felice per questa sentenza che conferma una volta per tutte che Salvatore è stato una vittima innocente di camorra ed è sacrosanto che ai suoi familiari vengano riconosciuti tutti i benefici previsti dalla legge». Undici anni sono serviti. Undici anni di lacrime, processi e condanne. Undici anni per dire ciò che tutti hanno sempre saputo: Salvatore Barbaro è una vittima innocente della camorra. ©riproduzione riservata