Terzigno. Bonifiche, sprint elettorale: il ministro sblocca i fondi

Andrea Ripa,  

Terzigno. Bonifiche, sprint elettorale: il ministro sblocca i fondi

Battere i pugni sul tavolo stavolta è servito a qualcosa. Quantomeno a “svegliare” dal torpore i funzionari del ministero per l’Ambiente che dopo anni di silenzi e incomprensibili decisioni hanno deciso di “scongelare” quel tesoretto destinato al Comune di Terzigno per l’apertura, in piena emergenza rifiuti, delle cave di stato come siti di stoccaggio temporaneo per la raccolta della “monnezza” in gran parte della provincia.  E anche il ministro Sergio Costa, distratto negli ultimi giorni dalle incontrollabili voci su una possibile candidatura a governatore della Campania per la coalizione ibrida Pd-M5S, sembra essersi destato. Una parte dei tre milioni di euro che ancora dovevano finire nelle casse dell’Ente di via Gionti – destinati a finanziare una serie di operazioni legate alla lotta per l’ambiente – tra qualche settimana saranno finalmente utilizzati per gli interventi previsti dal programma per la compensazione ambientale, stipulato ormai 9 anni fa e di cui sembra essersene persa traccia dopo la bonifica della Cava Ranieri di quasi un anno fa. «Si ritiene possibile procedere all’individuazione di ulteriori interventi da finanziare con le risorse rivenienti dalle economie dell’accordo stipulato nel 2011», scrivono i funzionari del Mattm in una lettera indirizzata al primo cittadino, Francesco Ranieri, e ai vertici della Sogesid. Poche parole che sanciscono lo stanziamento dei fondi per le opere di compensazione ambientale previste dal programma di bonifica post apertura di un sito di stoccaggio di rifiuti temporaneo nel Parco Nazionale del Vesuvio tra il 2008 e il 2010. Per la concessione di intere cave destinate a raccogliere i rifiuti, il Governo mise a disposizione di Terzigno ben 15 milioni di euro, soldi vincolati a opere di compensazione ambientale e altri interventi simili. Dalla bonifica di intere zone della città alla rimozione dei rifiuti abbandonati nelle cave-discarica, a quelli lasciati lungo le strade, fino all’installazione di un sistema di videosorveglianza comunale da mettere a disposizione delle forze dell’ordine per monitorare il territorio nella costante guerra che l’Ente di via Gionti si trova a combattere contro gli eco-criminali. Parte di quei soldi sono già finiti nelle casse del Comune e sono stati utilizzati. Un tesoretto impiegato per la rimozione di tonnellate di rifiuti speciali abbandonati ai bordi delle strade e rimasti in strada per anni. Discariche abusive cancellate dalle gru in azione tra le fine dello scorso anno e l’inizio di questo. Risorse impiegate anche per la trasformazione di Cava Ranieri, dove sono stati rimossi cinquecento tonnellate di rifiuti ed è stata avviata un’ampia operazione di bonifica prima della piantumazione di centinaia di piante per la trasformazione di quel sito in un parco archeologico e naturalistico. Ulteriori interventi di bonifica da effettuare in città per mesi sono rimasti bloccati a causa di quei fondi “congelati” dal Ministero per l’Ambiente. Uno sblocco avvenuto soltanto nei giorni scorsi – alla luce delle sollecitazioni da parte di amministrazione comunale e Sogedid, arrivate nel corso della rovente estate che ci siamo messi alle spalle e caratterizzata anche dal ribaltone consumatosi all’interno del Parlamento – che lascia intravedere spiragli per il futuro della città vesuviana. Nel piano delle opere da prevedere con i 3 milioni di euro che da qui a qualche mese finiranno nelle casse del Comune figurano l’implementazione e la manutenzione del sistema di videosorveglianza già attivo in città e la pianificazione di nuove operazioni di pulizia delle altre discariche abusive di rifiuti presenti in città.