Torre Annunziata. Suo figlio finisce in cella, a lei incendiano l’auto

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Suo figlio finisce in cella, a lei incendiano l’auto

Il figlio era stato arrestato giovedì sera dai carabinieri. In casa nascondeva una pistola calibro 9 risultata rubata, cocaina e cento proiettili: quanto basta per far scattare le manette. Ma dopo 72 ore dall’operazione, la scorsa notte, mentre lui è detenuto nel carcere di Poggioreale, qualcuno ha incendiato l’auto di sua madre. È l’ennesima notte di fuoco che fa ripiombare la città nel terrore. E’ l’ennesima scena che racconta di una città in preda alla criminalità, nonostante l’impegno delle forze dell’ordine e gli arresti continui. L’uomo, infatti, probabilmente reale obiettivo del raid indiretto della scorsa notte, era stato arrestato proprio dai carabinieri qualche ora prima. È da poco passata la mezzanotte. In via San Francesco di Paola, davanti al civico 53 c’è un’autovettura parcheggiata. Si tratta di una Smart: la proprietaria è una donna di 54 anni. È in casa, ma si accorge che qualcosa non va quando nel buio della notte sente le urla di alcuni residenti. Decide così di uscire dalla sua abitazione e vedere cosa sta accadendo. Esce dal portone di casa e di accorge subito che la sua macchina è diventata una palla di fuoco. Decide di dare subito l’allarme. Sul posto piombano i vigili del fuoco del comando di Napoli che provano a domare le fiamme ma invano: l’auto viene completamente divorata dal fuoco e nonostante gli idranti dei pompieri della Smart resta solo una carcassa di ferro annerita e fumante. Per i vigili del fuoco nessun dubbio sulle cause: liquido infiammabile.  Benzina che è stata versata intorno all’auto e sopra per poi alimentare il fuoco.Arrivano anche i poliziotti del commissariato di Torre Annunziata, agli ordini del dirigente Claudio De Salvo. La titolare dell’autovettura viene identificata e il suo nome non è nuovo agli agenti. È la madre di Luigi Losco: l’uomo è finito in carcere qualche giorno fa perché nascondeva in casa una pistola, risultata rubata nel 2008 ad un poliziotto. I un borsello l’uomo aveva nascosto anche della cocaina e cento proiettili. Un episodio che sicuramente non può essere una coincidenza. Chi ha dato fuoco all’auto lo ha fatto perché voleva lanciare un messaggio a Losco: quale? Saranno le attività investigative a fare luce sull’episodio. Intanto la donna è stata ascoltata dai poliziotti ma ha dichiarato di non aver ricevuto nessuna minaccia o intimidazione, ma ovviamente non è una tesi che convince gli inquirenti. Nessuna telecamera potrà aiutare gli investigatori per cercare di tirare fuori nuovi elementi, dettagli utili per la ricostruzione del raid incendiario perché in quel tratto non ci sono telecamere funzionanti. L’ennesima beffa. E intanto il clima, a Torre Annunziata, resta ancora una volta pieno di tensioni e scontri ma anche di ritrovamenti consistenti. In soli due giorni oltre la pistola, sono stati rinvenuti 22 chili di marijuana, un solo chilo era stato nascosto nell’abitazione di un collaboratore scolastico insospettabile, mentre 21 chili occultati tra la sterpaglia sul tratto dei binari della Circumvesuviana in via Sepolcri. Carichi che avrebbero portato nelle casse della criminalità almeno centomila euro. Una mazzata per gli affari della camorra che di certo ha perso e tanto. Continuano anche le stese: l’ultima nei confronti ti del bar Ittico nel cuore del rione storico dell’Annunziata. Diciotto colpi che di certo non rappresentano, nemmeno in quel caso, un episodio sconnesso dal clima generale di una città soffocata dalla criminalità organizzata e dagli affari dello spaccio, estorsioni e armi.