«Pressioni per accelerare la pratica di una farmacia»

Salvatore Piro,  

«Pressioni per accelerare la pratica di una farmacia»

“Sistema Matachione”, a processo ripercorse le salienti tappe dell’inchiesta. Ovvero le indagini sul “cold-case” che il 21 ottobre 2014, giorno del presunto scandalo mazzette al settore sanità della Regione Campania, portarono agli arresti eccellenti dell’ex re delle farmacie, Nazario Matachione, e del funzionario addetto al coordinamento del settore Farmaceutica di Napoli e provincia, Umberto Celentano. Entrambi successivamente scarcerati, ma rinviati comunque a giudizio – insieme ad altre due persone – perchè accusati a vario titolo di aver messo in piedi un presunto sistema corruttivo che servisse a velocizzare “l’apertura, il trasferimento, il passaggio di proprietà di farmacie”. Gli imputati sono quattro. Alla sbarra, oltre a Matachione e a Celentano, anche il figlio dello stesso funzionario regionale, Francesco Mariano, e Nicola D’Alterio, responsabile all’epoca dell’unità operativa dirigenziale presso l’assessorato regionale sanità. Secondo i magistrati della Procura della Repubblica di Napoli, Celeste Carrano e Henry John Woodcock, esisteva un “reciproco scambio di favori” tra Nazario Matachione e i due funzionari regionali.

“Un sistema di corruzione per velocizzare l’apertura, il trasferimento, il passaggio di proprietà di farmacie” è scritto nelle carte dell’inchiesta. In particolare Umberto Celentano, secondo l’accusa, si sarebbe “posto a completa disposizione” di Matachione. In cambio, il funzionario avrebbe ricevuto in regalo una crociera da oltre 4mila euro e, in un’altra occasione, il pagamento di una parte del viaggio dell’ammontare di mille euro. Infine altre presunte “utilità”. Ad esempio l’assunzione del figlio, Francesco Mariano, in una farmacia di Sant’Antonio Abate, e la promessa di assunzione di un altro figlio; questa volta presso una farmacia di Trecase, che Celentano stava per rilevare insieme a Matachione e a un altro imprenditore della zona vesuviana. Ieri, nell’ultima udienza del processo in corso presso il Tribunale di Napoli, i giudici hanno ascoltato le testimonianze di un inquirente e di una funzionaria regionale, la dottoressa Elena Granata. Entrambi, nel corso di un’udienza “fiume”, durata quasi 5 ore, avrebbero sostanzialmente confermato quanto messo nero su bianco dal Gip di Napoli Dario Gallo.

Il giudice che nel 2014, a chiusura dell’inchiesta, decise per gli arresti (dopo revocati) di Matachione e Celentano. Umberto Celentano avrebbe fatto pressioni “per accelerare la pratica di una farmacia intestata a Ivana Borrelli (imprenditrice e nuova compagna di Matachione dopo la separazione dalla sua ex moglie, ndr)” ha detto ieri in aula la dottoressa Granata. A scoperchiare il “cold-case”, che vede Nazario Matachione accusato di corruzione, fu la sua ex, Maria Palomba. Estranea alle vicende giudiziarie, nel 2013 si separò dal marito. E, l’anno dopo, gli inquirenti le chiesero informazioni sui circa 8900 euro spesi dal suo ex per una crociera: «Mi riferì che si trattava di una crociera da lui pagata al funzionario della Regione Umberto Celentano e al dirigente del settore Nicola D’Alterio” si legge ancora nelle carte dell’inchiesta. “Aggiunse che si trattava di un’usanza da parte sua, in virtù della quale ogni anno pagava alle stesse persone una crociera».

Nazario Matachione, alla precedente udienza, a sua volta si difese con un dichiarazione spontanea fatta ai giudici. L’ex re delle farmacie volle infatti sottolineare “le contraddizioni emerse nel corso del processo, partendo dalla modifica del capi di imputazione operata già durante la fase delle indagini. Imputazione che si fondava su circostanze poi rivelatesi false e infondate”.