Alberto Dortucci

Torre del Greco. Fannulloni, giallo sulle indagini, autogol della testimone-chiave

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco. Fannulloni, giallo sulle indagini, autogol della testimone-chiave

TORRE DEL GRECO –  «Stavo effettuando le pulizie al comando della polizia municipale e i vigili urbani Gerardo Visciano e Barbara Rossi stavano parlando dell’inchiesta: interruppi il mio lavoro e decisi di intervenire per essere ascoltata a sommarie informazioni». Non sono mancati momenti di imbarazzo al tribunale di Torre Annunziata, dove era in programma una nuova udienza sullo scandalo-assenteismo in Comune: davanti al giudice monocratico Enrico Contieri è comparsa Carmela Lombardo – cognata del «signore degli appalti» Ciro Vaccaro, l’imprenditore a processo insieme a boss di camorra e colletti bianchi perché accusato di «condizionare» le gare in municipio – ritenuta una testimone-chiave del processo.

L’autogol in aula

La donna – erroneamente identificata come dipendente comunale dai caschi bianchi agli ordini del comandante Salvatore Visone – avrebbe dovuto confermare le accuse messe nero su bianco per «inchiodare» una lavoratrice dell’ufficio Ced su cui era stato chiesto un supplemento di indagini. Invece, si sarebbe confusa in varie occasioni al punto da «irritare» lo stesso pubblico ministero presente in udienza. «Mi occupavo delle pulizie tra le 7.30 e le 7.45 del mattino – la ricostruzione fornita in aula – e, in qualche occasione, mi affacciavo al balcone per fumare una sigaretta. Di lì, vedevo l’imputata entrare a palazzo Baronale e mi chiedevo il motivo per cui venisse alla sede centrale del Comune e non agli ex Molini Meridionali Marzoli». Secondo il castello accusatorio costruito dagli agenti di polizia municipale l’obiettivo sarebbe stato «guadagnare» qualche minuto di lavoro, per raggiungere la propria postazione in via Calastro in tutta tranquillità. Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Cirillo, la tappa a palazzo Baronale era praticamente «obbligata» per consentire il ritiro della posta destinata all’ufficio Ced. Durante il lungo interrogatorio, poi, sarebbe emerso un ulteriore retroscena – in verità, già noto a chi conosceva la storia di «accusatrice» e imputata – capace di allungare ulteriori ombre sul verbale sottoscritto da Carmela Lombarda. Incalzata dalle domande del pool di difensori dei presunti fannulloni all’ufficio Ced, la lavoratrice della ditta di pulizie – recentemente scagionata dall’accusa di associazione a delinquere dopo essere stata ritenuta la talpa della «cricca degli appalti» in municipio – ha ammesso di essere stata, in passato, sfrattata per morosità da un’abitazione di proprietà dell’imputata. Gli atti relativi alla vicenda sono stati, poi, presentati in aula e acquisiti dal giudice monocratico Enrico Contieri. Ultimata la «faticosa» deposizione, il processo è stato aggiornato agli inizi di maggio. Quando a salire sul banco dei testimoni dovrebbero – il condizionale resta d’obbligo – essere alcuni imputati eccellenti dell’inchiesta.

Lo spettro prescrizione

Il processo si avvia, dunque, alle battute finali. Ma già incombe lo spettro della prescrizione per diverse ipotesi di reato costruite sulla scorta delle indagini condotte dai caschi bianchi agli ordini del comandante Salvatore Visone a cavallo tra l’aprile del 2014 e il ballottaggio per la carica di sindaco tra Ciro Borriello e Loredana Raia del giugno 2014. Giorni frenetici per gli «specialisti» dell’ufficio elettorale, finiti nel mirino della polizia municipale dopo la presentazione di un esposto anonimo in cui venivano descritte le cattive abitudini degli impiegati degli uffici situati negli ex Molini Meridionali Marzoli. Dal semplice caffè al bar durante l’orario di lavoro al salto al supermercato durante il trasferimento tra le varie sedi del Comune fino ai rientri posticipati al termine della pausa pranzo: cattive abitudini costate il rinvio a giudizio a Giovanni Accardo – il responsabile dell’Irt, già salito in varie occasioni agli «onori» delle cronache – Ciro Belfiore, Mario Colamarino e Palmerino Colamarino, Catello Genovino, Pasquale Magliacane – il neo-direttore del cimitero cittadino – Amalia Corigliano, Carmelo Molinari, Vincenzo Palomba, Pasquale Pelella, Giulia Sorrentino e Raffaele Todisco. A chiudere l’elenco degli imputati, il funzionario Antonio Imparato: secondo la procura, avrebbe falsamente certificato di avere confrontato il lavoro svolto dagli impiegati dell’ufficio Ced, mentre in realtà i fogli di presenza in servizio dei due giorni incriminati non sarebbero mai stati compilati.