Elena Pontoriero

Botte all’arbitro a fine partita. Identificato il figlio del narcos

Elena Pontoriero,  

Botte all’arbitro a fine partita. Identificato il figlio del narcos

Aggredito l’arbitro a fine incontro tra il Casola di Napoli e il Cava Friends. Spintoni, testate, pugni e schiaffi per aver fischiato la vittoria della squadra ospite. Tre i giocatori del Casola, più l’allenatore, presunti responsabili del ferimento dell’arbitro che è dovuto ricorrere alle cure dei medici di un ospedale nel salernitano.

La partita della vergogna si è svolta sabato pomeriggio e ha portato a un’indagine che è ancora in corso. In campo con la maglia del Casola anche Carmine Di Lorenzo, figlio di Antonino detto ‘o lignammon, il narcos ucciso sotto casa l’11 settembre del 2019. Il 24enne, insieme a altri due colleghi di squadra sono stati identificati e potrebbero rischiare grosso. Gli animi si sarebbero alterati al termine partita, quando il fischio finale ha decretato la vittoria per il Cava Friends. Un risultato di uno a zero che ha innescato proteste, poi dalle parole si è passati ai fatti. Botte e insulti all’arbitro che aveva raggiunto gli spogliatoi. Una situazione che ha macchiato un campo di calcio scelto dall’Associazione Italiana Allenatori.

E mentre il paese cerca di rialzarsi dopo una serie di tragici eventi legati al business della camorra, si ricade nuovamente nell’oblio. Mentre da un lato si erge a paladina della legalità proprio Maria Di Lorenzo, vicesindaco con delega al ramo, dall’altra restano le condotte poco lecite del cugino Carmine Di Lorenzo, a processo per produzione e traffico di droga dall’Abruzzo. Un castello di sabbia sul quale sventola la bandiera della giustizia, ma che non ha neanche il tempo di mettere le basi e continua a cadere rovinosamente.

A scuotere la testa per la figuraccia post-partita è anche il presidente della squadra di calcio Casola di Napoli, il commerciante Di Lorenzo, papà del vicesindaco e fratello del narcos ucciso in un agguato di camorra.

Una incisiva campagna contro ogni tipo di violenza e un percorso di rinascita per Casola era stato intrapreso dall’amministrazione Peccerillo. A stonare è proprio l’avvenuto negli spogliatoi del campo di calcio e la lezione anti-bullismo che si è tenuta, a distanza di tre giorni, nei locali della scuola media Raffaele Iozzino. Una lotta che la giovane quota rosa, Maria Di Lorenzo, si ritrova a vivere anche in famiglia. Distanze prese dai parenti che avevano mortificato un cognome e un paese intero.

Una convivenza difficile, così come difficile resta la posizione di Carmine Di Lorenzo, tra i tre giocatori identificati per i disordini registrati al termine della partita Casola di Napoli-Cava Friends, che si erano sfidate per conquistare la vetta del Girone A di terza categoria. Nel mirino era finito l’arbitro, accusato di non essere stato obiettivo. E sono partiti gli spintoni. Ferito lo sportivo si è recato presso il pronto soccorso di un ospedale nel salernitano, dove è stato dimesso con una prognosi di dieci giorni. Immediate le indagini dei carabinieri di Gragnano (agli ordini del capitano Carlo Venturini e del maresciallo Giovanni Russo), che hanno ascoltato la vittima del pestaggio e identificato calciatori e allenatore del Casola calcio.