Deiulemar, muore l’ultimo patriarca: l’addio «privato» a Giuseppe Lembo

Alberto Dortucci,  

Deiulemar, muore l’ultimo patriarca: l’addio «privato» a Giuseppe Lembo

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Torre del Greco. Era l’unico fondatore della Deiulemar compagnia di navigazione sopravvissuto al «grande crac» da 800 milioni di euro capace di mandare gambe all’aria l’economia di un’intera città. A otto anni dal fallimento deciso dal tribunale di Torre Annunziata e a sei mesi dalla sentenza definitiva della corte suprema di Cassazione, il cuore dell’ultimo patriarca del colosso armatoriale nato nel 1969 si è fermato nella sua villa di via Guglielmo Marconi. Dove il comandante Giuseppe Lembo aveva trascorso agli arresti domiciliari lunga parte del calvario giudiziario iniziato con il blitz del 16 luglio 2012. A luglio del 2019, era arrivata per il capitano la condanna definitiva a 13 anni di reclusione per bancarotta e raccolta abusiva del risparmio.

La lunga malattia

Il prossimo mese di giugno, l’unico superstite della prima generazione di armatori avrebbe compiuto 83 anni. Da diverso tempo era alle prese con gli acciacchi dell’età, aggravati dal calvario giudiziario iniziato a maggio del 2012. La notizia della sua morte si è diffusa – all’interno delle «piazze virtuali» frequentate dall’esercito di ex obbligazionisti della Deiulemar compagnia di navigazione – durante le prime ore della serata di martedì. I familiari del patriarca hanno scelto le esequie in forma privata, rinunciando ai tradizionali manifesti funebri per timori di eventuali «contestazioni» all’esterno della chiesa. L’ultimo saluto è stato celebrato all’interno della parrocchia di Sant’Antonio a Brancaccio, sotto l’occhio attento di una pattuglia dei carabinieri della caserma Dante Iovino. Ma la funzione religiosa – a differenza delle proteste registrate in occasione dell’addio al capitano Michele Iuliano – si è svolta senza problemi di ordine pubblico. Alla fine, il feretro è stato trasportato al cimitero in attesa della sepoltura.

La fine di un’epopea

La morte di Giuseppe Lembo cancella la prima generazione di armatori della Deiulemar compagnia di navigazione, acronimo delle iniziali delle famiglie Della Gatta-Iulemar-Lembo. In passato – all’epoca in cui l’ex banca privata di Torre del Greco emetteva obbligazioni con un tasso di rendimento da sogno e gli armatori dell’ex colosso economico di via Tironi godevano della stima incondizionata dei risparmiatori – il primo a essere stroncato da un malore fu Giovanni Battista Della Gatta. A cui il Comune arrivò – a conferma della «popolarità» dei fondatori della Deiulemar compagnia di navigazione – a intitolare la strada a ridosso dell’ex hotel Sakura. Durante gli ultimi anni, il cartello con il nome del padre di Angelo Della Gatta e Pasquale Della Gatta è stato oggetto di vari raid vandalici. Sorte peggiore toccò, invece, allo storico «capitano» della flotta su cui 13.000 famiglie avevano investito i propri soldi: Michele Iuliano morì d’infarto durante una perquisizione della guardia di finanza all’interno della sua abitazione. I funerali – a maggio del 2012 – si svolsero in un clima di contestazione e la tomba del «capitano» venne successivamente danneggiata e profanata, al punto da convincere i familiari di Michele Iuliano a procedere con la cremazione dei resti mortali. Meno clamore, invece, venne riservato a Lucia Boccia: la vedova di Giovanni Battista Della Gatta era allettata da anni, ma aveva dovuto fronteggiare l’onta del processo di primo grado e la condanna a 8 anni poi cancellata dalla morte. Ora l’addio all’ultimo patriarca, vissuto come un re-benefattore fino al 2012 e andato via sotto la malcelata avversione del popolo dei truffati.

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