Vincenzo Lamberti

«Una brutta architettura crea una cattiva società»

Vincenzo Lamberti,  

«Una brutta architettura crea una cattiva società»

Antonio Irlando è un architetto esperto che ha partecipato a numerosi interventi di riqualificazione in diversi territori di frontiera.

Architetto Irlando, a cosa si riferisce nello specifico quando parla di incidenza dell’urbanistica nel vivere civile?

«Andando nel concreto significa esprimere un principio: se io vivo in un luogo, giusto per non sembrare banale, dove l’altezza dei palazzi non mi fa vedere una bella prospettiva sul mare, dove tra di loro questi stabili non sono ben armonizzati, impedendomi di raggiungere una dimensione naturale, dove l’uomo sta bene, concretamente io sto facendo un danno ai cittadini».

Le colpe, in questi casi, sono anche di chi ha immaginato contesti onirici e si è trovato davanti a ghetti veri e propri. 

«Se costruiamo città fondandole sulle regole dell’abusivismo, quelle regole non creano danno solo alle leggi dello Stato ma creano danno al fatto che le città non hanno regole per far vivere l’uomo in rapporto con la natura. Quelle case, allora, diventano solo un tetto sulla testa ma non un luogo dove vivere bene con gli altri».

Ciò che colpisce, architetto, è che Scampia o il Piano Napoli nascevano come idee rivoluzionarie almeno sui tavoli dai disegni dell’architetto. 

«E’ vero che chi ha fatto quei progetti pensava di fare il bene di chi ci vivev. Ma nel concreto non ha tenuto contro del rapporto col paesaggio a le forme dell’architettura sono state autoreferenziali Chiamare, ad esempio, una struttura vela sapendo che la vela è quell’oggetto che si lascia modellare dal vento, ma il cemento no. In quel caso se tu porti le persone in un angolo di una sctaola di cemento e gli impedisci la vista sull’esterno, non hai fatto una bella cosa».

Oggi certi concetti sembrano rivisti. Il contatto con gli spazi attorno è essenziale.

«Un sano concetto di urbanistica creazione di spazi collettivi è quello dare la possibilità alle persone di muoversi bene e vivere in questi spazi.  Se vediamo alcuni quartieri sono contrabbandate come rivoluzioni urbanistiche, quelle che in realtà sono speculazioni edilizie commissionate da amministrazioni pubbliche. Negli anni i progetti si limitavano alle case, senza considerare tutto quello che c’era attorno per la comunità» conclude l’architetto Irlando.