Vincenzo Lamberti

A scuola della piccola Maria: «Così scoprimmo l’orrore»

Vincenzo Lamberti,  

A scuola della piccola Maria: «Così scoprimmo l’orrore»

“Mi dispiace ma della vicenda della bimba non parlo”. Patrizia Verde ha un sorriso tanto dolce quanto rassicurante. E’ la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Castaldi-Rodari a Boscoreale. La sede centrale è in via Sergianni: ironia della sorte la strada dedicata a un sindaco giovane e visionario che alla fine degli anni ’90 aveva grandi sogni per la sua città e che morì prima di poterli realizzare. C’è un altro plesso, poi, ed è quello che sorge nel Piano Napoli Passanti Scafati: è la scuola che la piccola Maria, la bimba di 10 anni stuprata da una gang di coetanei, frequentava fino allo scorso mese di dicembre. E’ lì che, qualche giorno prima di Natale, l’amica del cuore ha raccontato a una maestra quello che Maria le aveva rivelato. E’ stata lei, la piccola custode di un segreto terribile, a violarlo salvandole la vita e, forse, il futuro. Erano mesi che Maria era preoccupata, mesi che per esempio non voleva andare in bagno da sola. Quando l’insegnante di italiano ha capito, è scattato l’allarme.

La famiglia, gli assistenti sociali, le forze dell’ordine sono state allertate. Attorno alla piccola è stato creato un cordone di protezione che l’ha fatta sentire difesa. E così ha potuto vomitare tutto l’orrore che da mesi si portava dentro. Patrizia Verde è da due anni in questa bella scuola di periferia dove, ieri mattina, i bimbi dell’infanzia erano vestiti da Carnevale per le foto di rito.

“Guardi, l’anno scorso abbiamo vinto il Maccus, un premio teatrale” mostra orgogliosa la dirigente scolastica. “E dire che io sono più una sportiva, ma la preside che mi ha preceduto aveva una passione per il teatro. E io l’ho assecondata”. E infatti, all’ingresso, c’è la porticina che conduce al piccolo teatro scolastico. “Dobbiamo fare qualche lavoro ancora ma saremo pronti. Perché noi guardiamo il bicchiere mezzo pieno… sempre”. Ma la storia di Maria non può essere dimenticata. Ma non c’è omertà nelle parole della dirigente scolastica. Anzi. C’è la volontà di difendere una bimba che ora deve solo dimenticare.

A chi gli fa notare che sono stati bravi, lei risponde con semplicità: “Dove c’è dolore, noi dobbiamo aiutare. E lo abbiamo fatto perché siamo forti, ci siamo stretti l’un l’altro potendo contare su un ottimo rapporto con il Comune, i dirigenti, la Chiesa e le forze dell’ordine sul territorio” spiega la preside. A cui non piace l’etichetta di scuola di frontiera, lei che per 24 anni ha insegnato all’Alberghiero di Vico Equense: “Cannavacciuolo e Gennaro Esposito sono stati miei alunni” rivela per stemperare la tensione di questi giorni caldi. “Noi siamo una scuola forte con spalle forti” conferma. Quasi 700 studenti, una media della dispersione scolastica neanche tanto preoccupante. Episodi come possono accadere in tante scuole, non solo in quella del Piano Napoli.

“Vede stamattina ho dovuto convocare delle mamme. Alcuni ragazzi avevano fatto i bulletti con un loro amico del cuore” spiega Patrizia Verde. “Avevo due strade: la punizione esemplare o concedere una seconda possibilità, una sorta di messa alla prova. Ho parlato coi ragazzi e gli ho detto: se chiedete scusa e ricucite il rapporto col vostro amico, io non vi punisco. Se però non lo fate o lo rifate di nuovo la punizione sarà doppia”. Le mamme hanno accettato, e non ci sarà sospensione: “Se punisco i forti, non aiuterò il debole” spiega Patrizia. Che per il 19 marzo ha in programma due eventi in occasione della giornata della legalità.

“L’anno scorso qui è stato Paolo Siani, il fratello di Giancarlo, il cronista ucciso dalla camorra. Quest’anno parleremo di tematiche sociali, l’alcolismo ad esempio che fa più danni della droga tra i ragazzini. E nel plesso del Piano Napoli discuteremo di sicurezza stradale” afferma la preside. Non vuole foto, non cerca vetrine. “Faccia una bella foto alla scuola. Vede le bandiere? Le ho volute con forza: perché le bandiere significano che lo Stato ci sta. E che siamo forti”. Della piccola Maria non parla nessuno a scuola. Ma nessuno ha dimenticato ciò che è accaduto. “Il nostro istituto ogni giorno deve fare i conti con le esigenze di una platea scolastica numerosa e esigente. Ma noi col sorriso sulle labbra ogni giorno cerchiamo di essere dei punti di riferimento” le parole della dirigente scolastica a cui la piccola Maria deve molto.